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«Dissequestrateci i beni, la mafia non c’entra» Ricorso di due impresari

Antonino e Giovanni Giordano fanno ricorso in Cassazione

«Dissequestrateci i beni, la mafia non c’entra» Ricorso di due impresari
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Un quotidiano toscano ha recentemente pubblicato una notizia che riguarda da vicino degli imprenditori misilmeresi.

Hanno ottenuto in appello l’assoluzione dall’accusa di trasferimento fraudolento di beni in violazione delle norme antimafia, togliendosi di dosso la scomoda etichetta di imprenditori edili in odore di mafia. Ma per Antonino Giordano, 58enne palermitano e il figlio Giovanni, 36enne, la vicenda giudiziaria iniziata nel novembre 2012 a Lucca con il loro arresto da parte della guardia di finanza (finirono ai domiciliari) non è ancora finita. E ora intendono andare in Cassazione per vedersi riconoscere la completa innocenza e soprattutto per farsi restituire i beni per circa 6 milioni di euro finiti sotto sequestro ai fini della confisca: quattro ville a Monte San Quirico, quattro villette a schiera a Nave, quattro box auto, due terreni, una Mercedes, escavatori, camion e conti correnti.

Questo perché dopo la condanna in primo grado a Lucca del maggio 2015, la Corte d Appello di Firenze il 9 dicembre 2016 aveva assolto entrambi dalle accuse di trasferimento fraudolento di beni, ma aveva confermato la condanna a 2 anni per Antonino Giordano per la sola omessa comunicazione di significative variazioni patrimoniali, mantenendo anche il sequestro dei beni.

Un vero paradosso, almeno secondo l’avvocato difensore Maurizio Campo, che insieme all’avvocato Valerio Vianello Accorretti ha appena presentato ricorso in Cassazione per ottenere assoluzione piena e dissequestro. Per i difensori non c’è più alcuna violazione reale di norme antimafia ed è caduta l’ipotesi iniziale che il figlio Giovanni fosse un semplice prestanome del padre, finito in carcere a suo tempo 4 anni per associazione mafiosa, in quanto ritenuto legato a Angelo Bonanno, l’imprenditore ucciso nel 1999 e considerato reggente della famiglia di Misilmeri.

Insomma padre e figlio vogliono tornare a Lucca e riprendere l’attività nel settore edile, alla luce del sole. Soprattutto perché, una volta emerso che i beni appartengono al figlio Giovanni (titolare dell’omonima ditta individuale e della «Due G Costruzioni») assolto da ogni reato, non si comprende – evidenziano i difensori – per quale motivo resti in piedi il sequestro di ville, villette e conti correnti.

La foto non si riferisce ai fatti descritti

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Emyr Stampa
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