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E se fosse… fame emotiva

Comportamento e mente – la rubrica della Dott.ssa Katia La Paglia

E se fosse… fame emotiva

B. ha 42 anni, è sposata, ha due figli, fa la casalinga. Ha un passato di numerose diete alle spalle. Da piccola era sovrappeso, alle scuole medie cominciano a darle fastidio alcune osservazioni dei compagni, decide di mettersi a dieta, con l’aiuto della madre si reca presso uno specialista. In circa 6 mesi riesce a raggiungere l’obiettivo desiderato, si piace, in quel periodo conosce l’attuale marito. Poi subentra una patologia del genitore, che porterà purtroppo ad un esito nefasto. Durante la malattia del genitore B. senza rendersene conto comincia nuovamente a prendere peso, mangiare è l’unica attività che non le fa pensare al dolore, “lo affoga” come dice lei, e con il passare del tempo si ritrova a prendere quei chili persi e a prenderne altri. Seguirà una dieta presso un altro specialista, obiettivo di peso quasi raggiunto, poi molla, va ad un matrimonio e mangia tutto ciò che non aveva mangiato nei mesi di dieta e pensa “ormai è inutile seguire la dieta” la ricomincio la prossima settimana.

Arriva il “fatidico lunedì” ma B. guarda la dieta prescrittale e ha un senso di nausea, suo marito ha difficoltà a lavoro in quel periodo e pensare di fare la dieta è l’ultima cosa che vorrebbe fare. Interrompe nuovamente il suo progetto di perdere peso…

Quando B. arriva presso il mio studio mettiamo un po’ di tempo a raccogliere i dati, ha davvero una storia alle spalle di alti e bassi rispetto al peso, con gli occhi lucidi mi dice “non ce la faccio più, non so più cosa mangiare, più penso che non dovrei mangiare e più ho voglia di mangiare”.

Le dico, “capisco benissimo, non si preoccupi, non parleremo di cibo, non le chiederò di pesarsi, faccia un bel respiro, mi parli delle sue emozioni, dei suoi pensieri…” E da lì comincia il nostro percorso!

Ho voluto presentare un caso che racchiude tante storie di pazienti con i quali spesso mi interfaccio.

Esistono dei meccanismi psicologici che possono influenzare il nostro rapporto con il cibo, possono nascere nell’infanzia e poi perdersi, altre volte, invece, in base a come si è evoluta la storia di vita possono svilupparsi, diventare intersecati e diventa difficile identificarli e modificarli.

Molti “pensieri distorti” possono essere alla base della difficoltà del non riuscire a seguire una dieta, in quel caso è utile fermarsi e svolgere un lavoro su se stessi che fortifichi la propria volontà di tornare a stare bene con se stessi e in relazione al cibo.

E’ fondamentale avere una buona conoscenza sulla sana alimentazione, ma se mi ritrovo a fare una “dieta yo-yo” dove perdo e riacquisto peso nel tempo, posso cominciare a farmi qualche domanda in più, cercare di trovare strategie cognitive e comportamentali di soluzione alle difficoltà emotive e provare ad affrontare meglio il disagio “alla base” che mi porta a ricercare più del dovuto il cibo, a volte è noia, altre tristezza, altre volta ancora rabbia verso qualcosa che non si risolve, altre ancora  “vuoto affettivo”.

Il pensiero “tutto o nulla” ad esempio è uno dei tanti “pensieri distorti” che spesso portano al fallimento della dieta, un esempio pratico potrebbe essere “o seguo la dieta nei minimi dettagli o non la seguo”. Tale pensiero spesso porta alle abbuffate alimentari, poichè siccome si è trasgredito anche per poco la dieta, ritenendo ormai  di aver “sbagliato” mangio tutto ciò di cui mi ero privata.

Il cibo è vita, è sostentamento, è gioia, è condivisione, ma a volte è “dolore”, in quel caso occorre un attimo di pausa e iniziare a pensare “ricomincio da me”!

Dott.ssa Katia La Paglia, centro Igea, Ciminna.

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2 Commenti

  1. Interfaccia a chi?

    Il verbo interfacciare lasciamolo alle macchine per favore. Tra esseri umani ci si confronta, ci si ascolta e via dicendo. Uno psicologo dovrebbe stare più attento al lessico. Io non andrei mai da uno che si "interfaccia".

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Emyr Stampa
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