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Il castello nuovamente vandalizzato, distrutta la croce sulla collinetta [Foto]

Nuove scritte sui muri. Il simbolo di Misilmeri abbandonato a se stesso

Il castello nuovamente vandalizzato, distrutta la croce sulla collinetta [Foto]
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È aberrante scrivere sempre di quanto il nostro paese sia trascurato. Risulta quasi difficile trovare parole nuove per segnalare lo stato di degrado dei nostri beni. In particolare questa volta, come tante altre (purtroppo) ci riferiamo allo stato di abbandono del Castello dell’Emiro.

Circa due settimane fa, appena entrati, è stato facile notare degli enormi sacchi neri, quelli che si utilizzano per la spazzatura, pieni di rifiuti, posti in bella vista come se fossero dei reperti archeologici; con gioia abbiamo notato che la primavera ha dato i suoi frutti e che sono sbocciati nuovi amori tra i giovani, che ancora una volta hanno pensato di dichiararsi sulle mura del nostro castello.

Tra tutte queste novità scontate, la più riprovevole è stata la distruzione della Croce posta sulla collina del Castello dell’Emiro, a protezione dell’intera città di Misilmeri.

Questa fu eretta nel 1964 per volontà del presidente di Azione Cattolica della Parrocchia di San Francesco d’Assisi, sig. Domenico Giordano, con il parere favorevole del parroco, Don Gaetano Sciarabba. Furono proprio, i giovani di Azione Cattolica, a improvvisarsi per l’occasione carpentieri, muratori, falegnami ed elettricisti, preparando la struttura della base in legno, impastando il cemento per la colata e realizzando con delle grandi travi la stessa croce alta circa 5 metri e illuminata da una luce blu che la rendeva visibile anche la sera dall’intera vallata dell’Eleuterio. Il sindaco di allora, prof. Francesco Cupidi, si interessò di far giungere attraverso dei cavi aerei la corrente elettrica sul posto (fino ad allora, infatti, al castello non vi era alcuna illuminazione).

Non poche furono le difficoltà che dovettero affrontare quei ragazzi tanto animati di buoni propositi.Prima fra tutte l’impossibilità di far giungere sul posto il materiale per la costruzione, a causa dell’accesso allora non praticabile con i mezzi gommati. L’acqua che serviva per impastare il cemento venne infatti trasportata su dei barili a dorso d’asino dalla fontanella dei “due cannoli” fin sul posto; stessa cosa avvenne per la sabbia e il cemento, scaricati dai mezzi nei pressi della cappella votiva che tuttora esiste al termine di via La Masa e da lì trasportati al castello con l’aiuto di un asinello.

Ma anche ottenere le varie autorizzazioni da parte del Comune non fu semplice, in un terreno che oltretutto fino ad allora il Municipio contendeva con un privato. Ma l’impegno e la tenacia che animavano quei giovani fece sì che l’opera vedesse finalmente la realizzazione e Misilmeri tutta nel contemplare quella Croce potesse sempre ricordarsi del suo essere ontologicamente cristiana, proprio in quell’area dove la Storia ci insegna che i Normanni agli inizi del secondo Millennio sconfissero gli Arabi ottenendo tra l’altro il trionfo del Cristianesimo sull’Islam.

Nel tempo, purtroppo, gli atti vandalici non hanno risparmiato neppure quel sacro vessillo. È stato infatti distrutto il neon che illuminava la Croce ed è stata asportata la lapide che ne ricordava l’erezione. Qualche abitante di Via La Masa pensò perfino di sfruttare la Croce come palo per istallarvi l’antenna televisiva. Il vento ha anche poi abbattuto l’originale Croce dalle grandi dimensioni, poi sostituita, per interesse di alcuni buoni cristiani del paese, con una di dimensioni minori.

Questa storia ci fa presente che volere è potere. Oggi, con molti più mezzi a disposizione, è nostro dovere prenderci cura di un bene che ci rappresenta.

È chiaro quindi che non basta apporre un catenaccio nella barra fatiscente, che sta sulla strada per accedere al monumento. Non sono queste le adeguate misure di sicurezza, manutenzione e salvaguardia che merita un bene riconosciuto dal FAI.

Resta soltanto l’amarezza e lo sdegno di avere a che fare ancora una volta con un’amministrazione che mette poco impegno per salvaguardare i nostri simboli e la nostra cultura.

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7 Commenti

  1. Giuseppe M.

    Propongo alla nostra sindachessa di andare a posteggiare la sua auto davanti il castello in segno di monito per i malintenzionati.
    A proposito come è finita con la lotta sll'abusivismo commerciale? Mi hanno riferito che hanno chiuso e recintato il mercatino e che gli unici autorizzati a fare la spesa sono gli abitanti della zona e gli impiegati di alcuni uffici pubblici, Ma non mi hanno detto quali. Non mi risulta che ci siano uffici pubblici in quella zona.

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  2. Sopravvivere a Misilmeri

    Simbolo del decadimento di misilmeri e di tutta la societa' vedi quello che accade in queste ore in Francia

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  3. anthony

    Una volta in un post che riguardava sempre atti di vandalismo al castello, dissi: "i Misilmeresi dovrebbero avere cura del castello. Esso non è un comune monumento storico; esso è stato edificato pietra su pietra da lontani parenti di molti dei nostri paesani. Ricordiamo i Baronato dei Bonanno, se non erro i Chiaramonti legati in paese con Ventimiglia, Io con tutto che non sono paesano, leggendo il libro scritto da padre Romano son venuto a conoscenza che al castello abitavano anche 2 discendenti del mio paese d'origine Bisacquino. Io son stato sempre sin da piccolo legato al castello. Quante giornate ho passato seduto ai piedi di quella croce a guardare il panorama o assistere alla volata ri stiddi "aquiloni". Il castello dovrebbe essere un eredità che appartiene ad ognuno di noi. Un eredità che dovremmo curare, e invece di custodirla gelosamente cosa facciamo? chiudere gli occhi quando vediamo atti di vandalismo. Sotto il castello ci sta un intero paese e nessuno ha visto nulla? Le scritte fatte sulla facciata principale, nessuno ha visto nulla? come quando han rubato le campane a S.Vincenzo; nessuno ha sentito rumori? eddire che per le strade del paese la notte se tossisci senti il rumore in dobly surround di persiane che si aprono e tanti occhi che ti osservano. Ma poi all'improvviso l'ignoranza regna sovrana. C'è uno slogan che in paese tutti inneggiano: la mafia è una montagna di merda. Ma l'omertà è peggio della mafia. E peggio ancora quando l'omertà ti fa chiudere gli occhi verso 4 picciriddi stanchi della vita comune. Solo una frase rimane da dire: "vergogna". Ma vergogna non diretta ai vandali, ma vergogna a chi vede sti picciriddi e non ci va a dare una pedata nel culo e farli rotolare giù ra rocca.

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  4. NUOVI PARCHEGGI

    Propongo per protesta di posteggiare davanti il comando di quel che resta dei vigili urbani. Preposti al controllo e alla tutela dei beni del comune. Poi parcheggiare casa per casa davanti chi non ti ha votato e davanti chi non ti voterà mai, e credimi sono tanti. Posteggio davanti le buche per le strade e davanti le discariche di marraffa oppure dAvanti i veri abusivi ! Ma ci vogliono decine di macchine. Io propongo a noi cittadini di parcheggiare tutti dentro quella caga...ta di parco giochi a piazzale Nassiria. Con questo vi saluto e grazie a te sindaco per questi nuovi parcheggi . C'era bisogno.

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  5. Marco La Scala

    In un paese con gente tanto omertosa non si riuscirebbe neanche a mettere in piedi una piccola protesta davanti al comune... perché semplicemente non interessa e perché sarebbe troppo faticoso salire in piazza se non c'è motivo di gossip. Che schifo...

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  6. Gabbiotto

    Invece ci dobbiamo accontentare del gabbiotto 8/14 in piazza comitato dove tra scimmie, nani e lecche' c'è da scialare.
    A proposito qualcuno ha IDEA di dove si trova la macchina del sindaco? Facciamo fottere da ridere mezza sicilia, propongo il premio no..bel all'amministrazione per la totale inefficienza!

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Emyr Stampa
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