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Il diabete mellito: quando l’eccesso di zuccheri diventa pericoloso

La Rubrica di Galeno a cura dell’Associazione medici misilmeresi

Il diabete mellito: quando l’eccesso di zuccheri diventa pericoloso

Mancano ormai pochi giorni al Natale, non solo una festa durante la quale si trascorrerà un po’ di tempo con parenti e amici, ma anche un’occasione in cui le tentazioni a tavola saranno tante. Per tale motivo è necessario, soprattutto per i diabetici, stare attenti a non esagerare.

Il diabete mellito è una malattia cronica di grande rilievo sociale ed esercita un notevole impatto socio-economico per l’entità della sua diffusione e la gravità delle sue complicanze. E’ una malattia caratterizzata dalla presenza di elevati valori di glucosio nel sangue ed è secondaria ad un difetto di secrezione o di funzione dell’insulina. Tutti gli zuccheri semplici e complessi (amidi), che vengono assunti con l’alimentazione, sono trasformati nel corso della digestione in glucosio, il quale rappresenta la principale fonte di energia per i muscoli e gli organi. L’insulina, un ormone prodotto dal pancreas, consente al glucosio di entrare nelle cellule per essere utilizzato come “carburante”. Nel caso in cui questo meccanismo risulti alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno determinando iperglicemia, la quale a lungo termine causa danni a vari organi: occhio, rene, sistema nervoso periferico, apparato cardiovascolare.

Il diabete mellito viene classificato in:

Diabete di tipo 1 – riguarda il 10% dei casi e il più delle volte insorge sotto i 30 anni. In questa forma, la produzione di insulina da parte del pancreas è soppressa o fortemente ridotta, a causa della distruzione delle cellule β che la generano, per cui è necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. Le cause non sono ancora state individuate con certezza, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro le cellule che producono insulina, per cui sulla base di una predisposizione genetica intervengono fattori ambientali che determinano una alterazione della risposta immunitaria (malattia autoimmune).

Diabete di tipo 2 – è di gran lunga la forma di diabete più frequente, interessa il 90% dei casi ed è tipico dell’età matura. È caratterizzato da un duplice difetto: da un lato la quantità di insulina prodotta non è sufficiente per soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), dall’altro sebbene prodotta, l’insulina non agisce in maniera adeguata (insulino-resistenza). Il risultato, in entrambi i casi, è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Queste due alterazioni possono coesistere oppure presentarsi separatamente e/o successivamente. L’insulino-resistenza, tipica dei pazienti obesi, consiste nell’insensibilità di alcuni organi all’azione dell’insulina, per cui il glucosio non riuscendo ad entrare all’interno delle cellule resta nel sangue determinando l’iperglicemia. Se inizialmente il pancreas cerca di superare questa resistenza producendo una maggiore quantità di insulina, nel tempo questa iperfunzione porterà ad un suo progressivo esaurimento. Le cause alla base dell’insorgenza della malattia vanno generalmente ricercate in fattori ereditari (parenti di primo grado diabetici), a cui si affiancano aspetti individuali quali: obesità e fattori ambientali scatenati (vita sedentaria, stress e scarsa attività fisica).

Diabete gestazionale — si intende un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta o viene rilevato per la prima volta durante la gravidanza e che in genere tende a scomparire dopo il parto. Le donne che hanno avuto diabete gestazionale presentano un rischio più elevato di sviluppare ancora diabete gestazionale nelle gravidanze successive e/o diabete di tipo 2 in età avanzata. Pur essendo una condizione transitoria, se non viene diagnosticato ed adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.

Quali sono i sintomi?

I sintomi tipici del diabete sono: sete inusuale (polidipsia), frequente bisogno di urinare anche nelle ore notturne (poliuria), sensazione di stanchezza (astenia), perdita di peso improvvisa e immotivata (calo ponderale), pelle secca e aumentata frequenza di infezioni. Nel caso del diabete mellito di tipo 1 si assiste ad un esordio acuto spesso in relazione ad un episodio febbrile; nel diabete mellito di tipo 2, al contrario, i sintomi inizialmente sono più sfumati e il più delle volte la diagnosi è tardiva e casuale; inoltre già al momento della diagnosi si riscontra la presenza di complicanze in stadio avanzato.

Come si fa la diagnosi?

  • In presenza di sintomi tipici di diabete (poliuria, polidipsia, calo ponderale) associati al riscontro anche in una sola occasione di un solo valore di glicemia casuale ≥ 200 mg/dl (indipendentemente dal momento della giornata).
  • In assenza di sintomi tipici della malattia la diagnosi deve essere posta con il riscontro, confermato in almeno due diverse occasioni di:

glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (per digiuno si intende la mancata assunzione di cibo da almeno 8     ore), oppure

glicemia ≥200 mg/dl 2 ore dopo carico orale di glucosio (OGTT),

oppure

HbA1c  ≥48 mmol/mol (6.5%).

Oltre al diabete sono conosciuti altri stati di disglicemia, in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, che sono considerati meritevoli di attenzione, in quanto identificano soggetti a rischio di diabete e malattie cardiovascolari:

  • glicemia a digiuno 100-125 mg/dl (Alterata Glicemia a Digiuno- IFG);
  • glicemia a 2 ore dopo carico orale di glucosio 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio- IGT);

Quali sono le complicanze?

Il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1, dovute alla carenza quasi totale di insulina. In questi casi il paziente può andare incontro a coma, per accumulo di prodotti del metabolismo alterato, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche. Nel diabete tipo 2 sono più frequenti le complicanze croniche che riguardano diversi organi quali:

Retinopatia diabetica: danno dei piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina, causa la perdita della vista.

Nefropatia diabetica: riduzione progressiva della funzione renale che, se non trattata, può condurre all’insufficienza renale fino alla necessità di dialisi e/o trapianto del rene.

Aumento del rischio cardiovascolare.

Neuropatia diabetica: perdita di sensibilità, dolore di diversa intensità e danni agli arti, con necessità di amputazione nei casi più gravi. Può comportare disfunzioni del cuore, degli occhi, dello stomaco ed è una delle principali cause di impotenza maschile.

Piede diabetico: le modificazioni della struttura dei vasi sanguigni e dei nervi possono causare ulcerazioni e problemi a livello degli arti inferiori, soprattutto del piede che può rendere necessaria l’amputazione.

Come curarlo?

La terapia della malattia diabetica ha come cardine l’attuazione di uno stile di vita sano: abitudini alimentari, attività fisica, astensione dal fumo e corretta assunzione di farmaci.

La dieta del soggetto con diabete ha l’obiettivo di mantenere valori di glucosio e lipidi plasmatici il più possibile vicini alla normalità. In linea di massima, si raccomanda che la dieta includa carboidrati, provenienti da frutta, vegetali, grano, legumi e latte scremato, non inferiori ai 130 g/giorno ma controllando che siano assunti in maniera equilibrata e attraverso la loro misurazione. Si raccomanda, inoltre di consumare cibi contenenti fibre e di limitare l’apporto di grassi, con particolare limitazione ai grassi saturi e al colesterolo. Cibi sconsigliati sono: dolci, gelati, alcolici, bevande gassate, caramelle, nutella,  marmellate, frutta secca, frutta sciroppata, uva, fichi, fichi d’india, banane, loti, burro, maionese, alimenti sottolio e besciamella.

Un’attività fisica di tipo aerobico e di grado moderato è raccomandata per migliorare il controllo glicemico e mantenere il peso corporeo. Dovrebbe essere distribuita in almeno tre volte a settimana e con non più di due giorni consecutivi senza attività.

Se nel diabete tipo 1  la somministrazione sottocutanea di insulina, sostituisce quella che manca in caso di sua carenza, molto più ampio, invece è l’armamentario a disposizione nei pazienti con diabete di tipo 2. Il farmaco di prima scelta è la metformina. Qualora la monoterapia con metformina non sia sufficiente ad ottenere o mantenere un buon controllo glicometabolico, è necessario associare un ulteriore farmaco. Tra i farmaci iniettabili, oltre all’insulina, ricordiamo le incretine ovvero gli analoghi di GLP-1 (exenatide, liraglutide, dulaglutide). Il GLP-1 è un ormone fisiologicamente prodotto dall’intestino che stimola la secrezione dell’insulina ed inibisce la secrezione di glucagone, entrando in azione, solo dopo i pasti, in risposta al picco glicemico, non provocando quindi ipoglicemie. Inoltre il GLP-1 rallenta lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà, e riduce l’appetito agendo sui centri di regolazione della fame del sistema nervoso centrale. In associazione alla metformina, possono essere inoltre utilizzati: il pioglitazone, gli inibitori DPP-4 (inibitori dell’enzima responsabile della degradazione del GLP-1 a livello intestinale) o inibitori SGLT2 (Gliflozine: dapagliflozina, empagliflozina, canagliflozina). Quest’ ultima classe di farmaci  riduce il riassorbimento renale di glucosio causando un aumento di escrezione di glucosio nell’urine, con riduzione della glicemia, della pressione arteriosa ed importanti effetti benefici su tutto l’apparato cardiovascolare. La scelta dei farmaci da aggiungere alla metformina deve essere effettuata tenendo conto delle caratteristiche di ciascun paziente, delle comorbilità, dei rischi e dei benefici di ogni farmaco.

Quando il controllo glicemico con farmaci non insulinici anche in politerapia non è soddisfacente, è neces-sario iniziare la terapia insulinica. La scelta dello schema di terapia insulinica deve essere compiuto sulla ba-se dell’andamento nel corso della giornata dei valori di glicemia del singolo paziente e tenendo conto anche dell’aderenza alla terapia.

Gli obiettivi del trattamento farmacologico del diabete di tipo 2 sono:  ridurre la glicemia e un’emoglobina glicata (HbA1c) inferiore a 7% (inferiore a 6.5% in soggetti di recente diagnosi e in buone condizioni generali). E’ inoltre di notevole importanza evitare, episodi di grave ipoglicemia ripetuti.

Il programma di cura deve includere visite mediche periodiche dal proprio medico di medicina generale e dallo specialista diabetologo, secondo un protocollo concordato individuale che tiene conto delle caratteristiche cliniche del paziente che deve includere uno screening ed una stadiazione periodica delle eventuali complicanze croniche della malattia.

Dott.ssa Simona Amodeo

Associazione Medici Misilmeri

 

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1 Commento

  1. Gianni La Barbera

    Buondì D.ssa Amodeo e lettori.
    L'articolo é molto interessante e bene impostato nel suo complesso.
    Forse un tantino troppo dettagliato nella parte puramente scientifica; la massa dei lettori, a cui anch'io appartengo, avrà qualche difficoltà ad assimilare il tutto.
    Mi auguro che molti di quel 90 per cento di cui lei parla, possano prendere coscienza dei pericoli da lei ben descritti, ed abbiano la forza e l'intelligenza di cambiare stile di vita .... se necessario.
    Lei merita un GRAZIE.
    Colgo l'occasione per augurare a tutti i misilmeresi un Santo Natale.
    Il vostro Gianni.

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