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Il peso del baccalà

Scrivofono Sicano – La rubrica di Vincenzo La Lia

Il peso del baccalà

È  una storia capitata  in uno di quei posti in cui, tutto va sempre   come deve andare. Così il pescivendolo è  sempre nello stesso posto con le solite sarde, le solite triglie e le solite lape che a cerchio ci girano di sopra. Di infaccio  il solito fruttivendolo con la parte antistante il negozio, chino chino di casce  di  mandarini , arance, finocchi  e altra frutta e verdura  rigorosamente  del luogo e di stagione.  Quasi a  corredo dei vegetali,    in un angolo una bacinella strapiena di acqua, con ammollo il baccalaro  salato, che ad ogni arriminata  del fruttivendolo si sversava  di fuori, creando un rivolo  nauseabodo e  maleodorante.
La solita quotidianità, venne interrotta da una sagoma di fimmina  dalle esagerate e spropositate  forme, abbigliata con un paio di leggingis e una cammisa cioriata attillata, che mettevano  in esposizione ed esaltavano , il tripudio di  trippa umana abbondantemente concentrata sul fondo schiena e sul ventre, che a confronto la statua del Budda dormiente, pareva  insiccumata.  Raccontavano   in paese che da  qualche mese e dopo una visita dal suo medico curante, accompagnata da un sonoro cazziatone, ( o mangi più picca e ti limiti  o rischi un infarto, poi  mori ed io perdo un’assistita)  Genoarda era stata coattivamente messa a dieta,  per abbassare i livelli di  colesterolo e  trigliceridi.
Avvicinatasi dal marciapiede opposto, si fermò dal  fruttivendolo, dette una taliata ed esclamò ( ca’ c’ è  solo manciare per spitittati, cose che facissiro  passare il pititto pure ad un picciriddo del terzo munno …. … con rispetto parlando).
Non passò molto che gli occhi le cascassero  e fossero rapiti, dalla bacinella china china, di baccalaro ammollo. Rivolgendosi nuovamente  al fruttivendolo ( però effettivamente, a taliare bono, cocche cosa che mi appitisci c’è ) ed indicando la bacinella ( dammi tri chila  abbondanti di baccalaro e mi raccomanno,  sculalo  per bene asenno’ , gran pezzo di latro, mi vendi acqua per baccalaro).
Pago’, prese il coppo di carta grigia  arrotolata, lo incastro’ tra il braccio ed il seno e si avviò.
Non percorse una lunga distanza, forse neppure un centinaio di metri  e vide il suo medico curante, oltrepassare l’uscio della farmacia, probabilmente  per una visita di cortesia al suo amico farmacista.  Penso’ fosse  l’occasione buona  per ufficializzare ed inorgoglirsi   pubblicamente dei sacrifici  alimentari del mese trascorso, sicuramente  le limitazioni alimentari, prescritte dal  suo medico curante, qualche effetto l’avevano prodotto.
Entrò in farmacia, salutò i presenti, avendo cura di esser notata dal suo medico,   cercò con la mano
libera dal coppo, tra le tasche una moneta, la infilò nella fessura della bilancia e con aria tronfa vi sali sopra.
Un silenzio da giudizio universale, permeo’ tutta la stanza e il viso di Genoarda cambiò espressione, da tronfio si trasformò  un misto tra l’incazzato e il  dubbioso,  fissò  il farmacista ed con voce severa  ( ma come minchia pesa questa valanza?  prima della  dieta pisavo  108  chili e ora dopo  un mese che sto morendo dal pititto e mangio solo scalora  e riso in bianco, peso 109 kg? ).
Il farmacista, fissò il coppo incastrato tra le minne di Genoarda e il braccio accenno’ un sorriso divertito  e (Genoarda ca certo che sei aumentata di peso ……. !! ca tu,  con tutto il baccalaro ti pesi ?)
Mai provocare una donna già incazzata per un improvviso ed ingiustificato aumento di peso corporeo.  La risposta di Genoarda, non  poté esser più crudele ed
Infausta da esser  ancora oggi dopo trent’anni, ricordata da tutti   in modo  vivido e lucido ( ma picchi tu quando ti pisi, prima chi ti scippi i cabbasisi  e poi acchiani  sulla valanza?)

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Emyr Stampa
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