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Ipertensione arteriosa, il nemico silenzioso

Per “La rubrica di Galeno” l’intervento della Dottoressa La Blasca

Ipertensione arteriosa, il nemico silenzioso

L’ipertensione arteriosa è una delle malattie più diffuse nei Paesi industrializzati e si colloca al primo posto nelle graduatorie mondiali, essendo responsabile di circa 9 milioni di decessi l’anno nell’intero pianeta, dei 25 principali fattori di rischio per disabilità e mortalità precoce. Si stima che nel 2025 le malattie cardiovascolari saranno la principale causa di morte in tutto il mondo, a causa del costante aumento dell’incidenza dell’ipertensione arteriosa. Un parametro importante nell’evoluzione della malattia è il fatto che questa sia asinstomatica fino ad un riscontro accidentale o in caso di una manifestazione acuta, per cui il paziente non sa di esserne affetto. In questo articolo cercheremo di imparare cos’è l’ipertensione arteriosa e come prevenirne l’insorgenza.

L’ipertensione è una patologia caratterizzata da un aumento considerevole dei valori pressori; un individuo viene considerato iperteso quando, a riposo, la sua pressione arteriosa sistolica (o massima) è superiore a 140 mmHg e la distolica (o minima) è superiore a 90 mmHg.

Di seguito viene riportata una delle classificazioni dell’ipertensioni più seguite a livello mondiale.

 

Ma quali sono le cause?

In gran parte dei pazienti ipertesi non si riesce ad identificare una causa ed in questo caso si parla di Ipertensione Essenziale ( detta anche Idiopatica o Primaria); in circa il 20% degli individui, invece, è causata da una patologia specifica, come l’insufficienza renale, le malattie vascolari renali, alcune patologie del sistema endocrino, eccetera, ed in questo caso parliamo di Ipertensione Secondaria.

L’insorgenza dell’ipertensione essenziale è determinata dal coesistere di numerosi fattori genetici ed ambientali, per cui è complesso risalire ad una causa precisa. I fattori ambientali sono quelli che dipendono dallo stile di vita e sono, per questo, considerati modificabili: tra questi stress, obesità, fumo di sigaretta, sedentarietà, eccessivo consumo di sale ed alcolici. Cercare di modificare queste abitudini è fondamentale per prevenire o ritardare l’insorgenza della patologia.

Come si manifesta?

L’aumento dei valori pressori non sempre si accompagna alla comparsa di sintomi, soprattutto se questi valori si instaurano gradualmente e l’organismo ha il tempo di abituarsi; proprio per questo motivo molti pazienti non si accorgono di essere ipertesi.

Quando, invece, la pressione arteriosa raggiunge valori molto alti oppure aumenta in modo repentino i sintomi che possono manifestarsi non sono specifici e possono essere sottovalutati: tra questi mal di testa, vertigini, ronzii alle orecchie (acufeni), alterazioni della vista e perdita di sangue dal naso (epistassi). Importante è, quindi, un monitoraggio periodico della pressione arteriosa, soprattutto nel caso di fattori di rischio, come quelli sopra citati o in caso di familiarità, oppure quando iniziano a manifestarsi i primi sintomi o, in generale, in età avanzata.

Come misurare correttamente la pressione?

La pressione arteriosa può essere influenzata da diversi fattori fisici, psicologici ed ambientali che vanno quindi tenuti in considerazione per una corretta misurazione. Anche il semplice atto di applicazione dello strumento per la misurazione può causare un temporaneo innalzamento pressorio; è necessario, quindi, ricordare alcune semplici regole che permettono di ottenere dei valori reali ed agire in modo corretto qualora fosse necessario:

  • Non fumare subito prima della misurazione.
  • Rimanere a riposo per 5 minuti prima della misurazione;
  • Evitare di parlare prima e durante la misurazione;
  • Non incrociare le gambe durante la misurazione;
  • Ripetere la misurazione 3 volte a distanza di 1-2 minuti.

A quali complicanze si può andare incontro?

Come già accennato, nelle fasi precoci dell’ipertensione primaria non compare alcun sintomo, ma l’ipertensione grave o protratta danneggia gli organi bersaglio (principalmente il sistema cardiovascolare, l’encefalo e i reni), aumentando il rischio di coronaropatia ed infarto del miocardio, insufficienza cardiaca, ictus (soprattutto emorragici), insufficienza renale e retinopatia ipertensiva.

Come si tratta?

L’obiettivo primario del trattamento è quello di ottenere la massima riduzione del rischio cardiovascolare globale a lungo termine. È perciò necessario trattare tutti i fattori di rischio reversibili identificabili. Alcune misure comportamentali possono influire positivamente sul controllo dell’ipertensione quali attività fisica, dieta ipocalorica ed iposodica, abolizione del fumo di sigaretta e riduzione del consumo di alcolici. Infatti nello stadio 1 di ipertensione, senza segni di danno d’organo, i soli cambiamenti dello stile di vita sono spesso sufficienti a riportare entro il range fisiologico i valori pressori, contribuendo, inoltre, a controllare altre comorbilità quali diabete, dislipidemia ed obesità.

Qualora si renda necessario il trattamento farmacologico il medico ha a disposizione numerose classi di farmaci antipertensivi, che spesso vengono associati tra loro per raggiungere il target desiderato. Non esiste, quindi, una terapia standard, ma questa viene “costruita” sul paziente, in base ai numerosi fattori coinvolti: età, familiarità, patologie concomitanti, fattori di rischio, terapie farmacologiche o danno d’organo. Una terapia farmacologica corretta, insieme ad un cambiamento dello stile di vita riduce significativamente il rischio di eventuali complicanze.

Dr.ssa Tiziana La Blasca

Associazione Medici Misilmeri

 

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