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La politica questa sconosciuta

La lettera aperta di Gaetano Martorana

La politica questa sconosciuta

Secondo me la politica è l’arte dell’Amministrare la cosa pubblica per il buon funzionamento della polis, migliorando la qualità della vita dei cittadini. Ognuno di noi ha la propria ricetta per raggiungere questi obbiettivi.

Tanti credono che amministrare sia una cosa semplice, e pensano se eletti a qualche carica politica di potere risolvere tutti i problemi dei cittadini con il loro arrivo nelle stanze del potere, come nella tragedia greca di essere il “deus ex machina”, che con il loro intervento diventano i risolutori di tutti i problemi delle comunità da amministrare.

Io penso che la politica è quella scienza, difficilissima che opera per il bene della collettività, questa impegno si può affrontare solo con fatica cercando di soddisfare i bisogni di tutti i cittadini, questo impegno può essere utile solo, se applicato con umiltà e competenza.

Spesso alcuni persone accettano le candidature con  enfasi e questo secondo me, è il vero problema dei politicanti, che scrivono programmi elettorali simili ai libri dei sogni, non tenendo conto delle realtà con le quali si dovranno scontrare giornalmente, non ultima purtroppo la scarsa disponibilità economica dei Comuni.

Mi è capitato di osservare, alcuni eletti, nel momento stesso che varcano la soglia dell’ente locale da amministrare, sia esso piccolo o grande, questo attraversamento della soglia dei palazzi gli fa contrarre una brutta malattia: il “delirio di onnipotenza”. Infatti si esaltano solo stringendo mani e abbracciano amici o presunti tali, e credono che questa celebrazione sia la politica e qualcuno magari strige qualche mano non sempre di persone per bene, ma per questo non si può fare un processo alle intenzioni.

Gli eletti, al contrario degli sconfitti, pensano che quanti gli sorridono o gli stringono la mano lo fanno perché li hanno votati, alcuni di questi però sono degli opportunisti che salgono in corsa sul carro del vincitore, prestandosi ad essere corifei dei vincitori. Dall’altra parte ci sono gli sconfitti che, guardano tutti con rabia, sentendosi traditi dalle vari promesse di voto ricevute in campagna elettorale e cullano l’acrimonia verso tutti, spesso anche con gli elettori che li hanno votati, familiari compresi.

Amministrare la “cosa pubblica” implica competenza e capacità di guardare oltre le apparenze, affrontando i problemi approfondendoli con lo studio e il sacrificio cercando di risolverli al meglio. Purtroppo la carica per molti diventa solo il piacere di scrivere sul biglietto da visita il titolo assunto, il resto diventa relativo e non conta più, credetemi non è un’esemplificazione qualunquistica del detto “su tutti i stissi”.

In alcune realtà locali, quando si formano le liste elettorali, i capi popolo fanno delle valutazioni di potenzialità del peso elettorale dei candidati in termini di voti, quindi si trovano per necessità a mettere in lista persone che potrebbero essere sostenute da particolari realtà, come le famiglie numerose, i grossi gruppi associativi, le realtà religiose le quali essendo numericamente significative possono essere una miniera di voti. Così cominciano le manovre di accerchiamento per i candidati più appetibili con queste caratteristiche, il corteggiamento di questi molti mesi prima delle elezioni. L’accerchiamento e la sensibilizzazione che mettono in campo questi pseudo politici sono di vari tipi: il più utile è l’avvicinamento del possibile candidato, poi si cerca di far vibrare la corda della vanità dei soggetti scelti, assicurando un grande contributo di voti per agevolare l’elezione, del povero soggetto poco attrezzato politicamente, facendogli credere che sia il migliore candidato su cui investire. Certamene questo metodo è lontano dal nobile concetto di politica che avevano Aristotele o di San Tommaso d’Aquino, ma questi, per tanti sono solo concetti esclusivamente filosofici lontane della realtà.

Intanto vanno a votare sempre meno elettori, il popolo ha perso la passione per la politica creata dalle ideologie che c’erano subito dopo la nascite della nostra Repubblica che ha partorito la nostra Costituzione, un capolavoro di equità politica, economica e sociale, che tratta nei suoi 139 Articoli quello che i padri costituenti ritennero, non senza laboriosa fatica e alla luce dei traumi vissuti tra le due guerre mondiali, quella che il nostro popolo meritava in quel doloroso momento storico pieno di lutti e di macerie.

Il disamore verso la  politica è nato con le brutte inchieste di “mani pulite” e questa ha una data di nascita precisa, il 17 febbraio 1992 quando il PM. Antonio Di Pietro ottenne dal GIP Ghitti l’ordine di cattura per l’ingegner Mario Chiesa, Presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese. A questo tragico fenomeno hanno contribuito anche altri politici di tutto l’arco costituzionale, come si amava dire allora, che con poco scrupolo hanno approfittato delle loro posizione favorendo i propri interessi, sia di partito che personali. Questi politicanti hanno alimentato il disamore dei cittadini verso la politica, da quel Febbraio del 92 è aumentata sempre più la scarsa partecipazione al voto, innescando un fenomeno perverso di allontanamento dal voto. Purtroppo questo disamore viene alimentato ad ogni apertura di nuove inchieste sui politici corruttori e essi stessi corrotti.

Questo “disamore politico” ha fatto si che, nascessero sempre più movimenti politici, che se pur nati con le migliori intenzioni, alla fine si sono adeguati al potere, al disinteresse e al qualunquismo ed hanno generato, un fenomeno sempre più diffuso, il populismo, infatti in questi ultimi vent’anni questa moda non hanno fatto altro che arruolare dilettanti della politica che si sono fatti avanti occupando i posti lasciati vuoti dalle inchieste e dagli arresti.

Mi capita alcune volte, ascoltando i discorsi di questi cosiddetti “politici improvvisati” di sentire il suono dei vecchi orologi a cucù che, appesi anonimamente alla parete attiravano l’attenzione solo quando usciva quel buffo uccellino con il suo cucù.

Purtroppo la mancanza di “onestà intellettuale”, che nutre l’egoismo dell’apparire e il “delirio di onnipotenza”, fanno pensare a questi “politici improvvisati” che tutto si esaurisce nei proclami e nella prepotente presenza sui social di alcune notizie, come se i proclami fatti fossero la vera essenza del buon governo, e la visibilità la soluzione dei problemi. Secondo me, mi potrò sbagliare, ma questa è la vera essenza della mediocrità politica che assedia la buona amministrazione.

Un altro fenomeno frequente, da qualche tempo in politica, è quello del nomadismo alimentato dall’obbiettivo, passatemi il termine, “poltronistico” a cui mirano questi nuovi arruolati politici, predisposti a contrarre la malattia dei vecchie vizi, intanto proclamano di essere il nuovo ma di fatto restano saldamente attaccati ai vecchi difetti della politica dei partiti.

Io che sono figlio del secolo scorso è ho conosciuto i grandi partiti, ho ascoltato il fragore degli echi del 68, che nonostante tutte le sue storture e le sue contraddizioni, faceva sentire i ragazzi investiti di una maggiore responsabilità politica, di quella che purtroppo hanno i giovani d’oggi, fatto salvo qualche sparuta rappresentanza, e qualche raro appassionato di politica. Le tensioni degli anni settanta hanno portato a responsabilità politiche legati direttamente agli interessi del popolo, un popolo che andava a votare e che portava percentuali altissime alle urne ma che esprimevano il vero voto d’opinione, certe volte magari sbagliando ma certamente convinti nella conoscenze e nell’informazione. In sostanza oggi la mancanza di partititi ha determinato secondo me il qualunquismo verso la cosa pubblica.

Allora in vista delle prossime elezioni, l’augurio che ci dovremmo fare è questo: speriamo che gli eletti siano competenti, capaci e onesti, senza l’apparire ma con l’essere servitori degli amministati.

E come Dante fa dire ad Ulisse D.C. XXVI°, VV.118,120 – “Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”.

 

 

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1 Commento

  1. Gianni La Barbera

    Se un politico fa 8 promesse e ne mantiene 1, ha il diritto morale di essere rieletto.
    Se fa 8 promesse e ne mantiene 2, dovrebbe essere ................ ma no, non esiste.

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Emyr Stampa
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