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La tragedia di B. Mezzagno, il dolore che brucia nel cuore

Lettera aperta di Gaetano Martorana sui recenti tragici accadimenti

La tragedia di B. Mezzagno, il dolore che brucia nel cuore

Belmonte Mezzagno il dolore che brucia nel cuore

Lettera aperta ad una comunità colpita dal dolore

Cara giovane amica, mi dici della tua tristezza per la morte di due giovani che conoscevi, penso che queste sono le tragedie che ci danno la misura della fragilità dell’uomo e ci fanno riflettere sul senso della vita, sull’amore e i ricordi.

Il dolore, l’emozione e tutto quello che fa da corona a questa vicenda, è di una drammaticità infinita, bisogna sperare che questo dramma serva a quanti restano, come esperienza, perché non ha senso avere la sola disperazione. Gli uomini spesso tendono a crogiolarsi nel proprio dolore senza cercare una catarsi.

Se due giovani sono finiti nel fiore dei lori anni, altri fortunatamente nella stessa occasione si sono salvati. A questi salvati va il mio pensiero, al peso che porteranno nel loro cuore per questo funesto avvenimento subito, quando penseranno che accanto a loro c’era qualcuno e che questo non potranno più incontrarlo, quando penseranno all’ultima battuta allegra o scherzosa che quella sera si sono fatti, nel ripensare gli ultimi momenti vissuti tra loro, agli odori e tanto altro che cercheranno di dimenticare, senza purtroppo riuscirci non non riusciranno a perdonarsi, allora saranno aggrediti dagli incubi notturni, e salteranno dal letto come molle, allora le sensazioni che proveranno guardando un luogo o un oggetto vissuti con i propri amici, o ascoltando una canzone o un detto ripetuto dai giovani che non ci sono più, sarà il loro dramma.

Quando i riflettori si spegneranno su questa vicenda ed ognuno tornerà alla sua vita di tutti i giorni e capiterà magari di tanto in tanto di ricordarsi di questo drammatico evento, allora sarà solo un ricordo, doloroso ma solo un ricordo.

Io in questo momento penso ai “poveri” genitori che, avevano posto in questi figli speranze e amore, ma un fatale incidente glieli ha stappati con tanta violenza e con una modalità terrificante.

Penso a loro, perché magari si colpevolizzeranno al punto che si faranno tante domande, e non sapendosi dare risposte, troveranno rifugio nei se e nei ma di cose non dette, magari pensando a quando non hanno affrontato con rigore i rapporti con i figli, questo ricordo delle cose che avrebbero dovuto dire o fare nei giorni a seguire saranno un ulteriore tormento dell’anima, il rammarico per non aver vietato o impedito alcune cose, “forse” non sarebbe successo… ma dicono i saggi dei se… e dei ma… son piene le fosse.

Io auguro a questi genitori che non facciano giornalmente degli inutili pellegrinaggi al cimitero ma difendano la memoria dei loro giovani morti, con il raccontare la loro tristissima esperienza che gli possa far elaborare velocemente questo enorme lutto, spero non si chiudano in se stessi ma utilizzeranno il loro dolore come messaggio di esempio per quanti restano.

Penso che nessuno fino ad oggi ha avuto il coraggio di inventare una parola che possa dire lo stato che definisce un genitore a cui muore un figlio, sappiamo che la moglie resta vedova, come pure il marito, il figlio resta orfano ma il genitore cosa resta? Niente!

Non gli resta niente, solo un vuoto innaturale che lo circonda e assedia per sempre.

Allora il Signore abbia pietà di questi genitori li consoli e gli dia la forza per reagire fargli elaborare il lutto e li trasformi in messaggeri di positività, magari facendo diventare tutti gli adolescenti loro figli con generosità, bandendo l’egoismo del proprio dolore. Insomma trasformarsi da vittime in guerrieri, perché le vittime ormai non essendoci più servano da esempio ai loro giovani coetanei.

E poi resa la speranza che questa vicenda serva ai giovani rimasti come monito affinché queste cose non avvengano più. Affinché questa dolorosissima esperienza non renda vano questo lutto che oggi alberga nel cuore di tutti i belmontesi.

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Emyr Stampa
Emyr Stampa

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