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Mons. Lorefice è il nuovo vescovo di Palermo

è stato nominato martedì da papa francesco

Mons. Lorefice è il nuovo vescovo di Palermo

PALERMO – Un semplice parroco, relativamente giovane, insegnante di morale e vicino alla gente, che conosce, anche se a distanza, la realtà palermitana per aver scritto un libro su don Pino Puglisi. E’ questo l’identikit di don Corrado Lorefice, 52 anni, nominato oggi nuovo arcivescovo di Palermo e protagonista di una doppia cerimonia: a Noto per salutare in prima persona il clero locale e nel capoluogo isolano, dove l’annuncio dell’uscente Paolo Romeo è stato preceduto dalla pubblicazione del bollettino del Vaticano alle 12 in punto e ha scatenato una standing ovation in Curia.

Il nuovo vescovo ha anche inviato un messaggio alla chiesa di Palermo, letto dal vescovo di Ragusa Carmelo Cuttitta: "Fratelli e sorelle, mi rivolgo a voi con cuore pieno di stupore – ha scritto Lorefice – avverto il senso della mia inadeguatezza, ma fissando il crocifisso ho pensato a Paolo che dice tutto posso in colui che mi dà forza". Il futuro prelato ha poi rivolto un pensiero ai sacerdoti ("Tutti nella chiesa siamo pietre poggiate sulla pietra angolare che è Gesù, avremo un dialogo franco e reale fatto di ascolto attento"), ma anche ai diaconi raccomandando "attenzione per i piccoli, i poveri, gli ammalati e per le periferie umane". Lorefice ha poi citato il sinodo, don Pino Puglisi, Santa Rosalia e rivolto un messaggio alle autorità civili "nel rispetto delle competenze, perché la chiesa ha una missione non politica ma religiosa". Lorefice non ha mancato di fare riferimento anche alla "drammatica e dolorosa crisi che i nostri tempi stanno attraversando, contribuiremo a favorire una cultura dell'accoglienza e della legalità".

Una scelta, quella di Papa Francesco, che gli osservatori hanno definito di rottura: non un diplomatico, non un vescovo che ha fatto esperienza in sedi minori, non un nome quotato ma un Carneade in piena regola, un sacerdote di 53 anni della diocesi di Noto che, dopo la consacrazione, siederà sulla cattedra che fu di San Mamiliano.

In questi due anni più volte si è parlato del successore di Paolo Romeo e i nomi circolati erano conosciuti e altisonanti: dal fine teologo al vescovo di frontiera. Ma alla fine la scelta, come spesso accade con Papa Francesco, ha finito con il sorprendere tutti. Si dice che il nome di Lorefice sia stato caldeggiato da monsignor Galantino, segretario della Cei ed esponente di primo piano del nuovo corso di Bergoglio: un nome nuovo e inaspettato, proprio perché si tratta di un semplice parroco che infrange così una consolidata consuetudine. Palermo è storicamente considerata una sede cardinalizia, la più importante dell’Isola, in cui inviare vescovi che hanno fatto esperienza altrove. Lorefice invece no: non è stato ausiliario, non ha mai indossato lo zucchetto e non è neanche detto che diventi cardinale, visto che la porpora è già andata ad Agrigento e che ci sono già due cardinali in quota Palermo (Romeo e De Giorgi).

Ispicese di 52 anni, Lorefice è stato vice direttore del seminario e fino a oggi, oltre a essere parroco di San Pietro a Modica, ha ricoperto la carica di vicario episcopale per la pastorale. Autore di un libro su Puglisi, ha scritto un testo anche su Dossetti e i poveri, oltre a insegnare morale all’Istituto San Paolo di Catania e a operare in mezzo alla gente.

Una sfida ardua, quella che lo attende: Palermo è una diocesi grande, un territorio spesso difficile, in cui il nuovo prelato dovrà confrontarsi con le sfide della multiculturalità, della famiglia, della povertà, di una chiesa in cammino in un mondo che cambia, del rapporto a volte deviato tra fede e criminalità. Un impegno reso ancor più arduo dal fatto di non avere accanto un ausiliario, visto che Carmelo Cuttitta è diventato vescovo di Ragusa e che bisogna ancora nominare un vicario generale. Per il momento tutti gli incarichi diocesani decadranno, ma saranno prorogati a tempo. L'ordinazione di Lorefice dipenderà dal diretto interessato e potrebbe svolgersi a Noto; Romeo invece sarà amministratore apostolico e poi tornerà ad Acireale, ricordando il caloroso applauso ricevuto oggi in Curia alla presenza di Cuttitta e del vescovo emerito di Monreale Di Gristina.

LA BIOGRAFIA
Il Rev.do Mons. Corrado Lorefice è nato a Ispica (Ragusa) il 12 ottobre 1962. Dopo gli studi basilari nel Seminario, ha ottenuto la Licenza in Teologia Morale nel 1988. È stato ordinato diacono il 26 settembre 1986 e presbitero il 30 dicembre 1987, incardinandosi alla diocesi di Noto. Nel dicembre 2009 ha conseguito il Dottorato in Teologia. Ha svolto i seguenti incarichi pastorali: 1988-1989: Economo del Seminario vescovile; 1989-2008: Vicerettore del Seminario; 1988-2009: Docente di Teologia Morale all'Istituto Superiore di Scienze religiose "G. Blandini" di Noto; 1990-1997: Direttore del centro diocesano per le vocazioni; 1997-2007: Direttore del centro regionale per le vocazioni e Membro del Consiglio del centro nazionale per le vocazioni; 1994-2008: Docente di Teologia Morale all'Istituto Superiore di Scienze religiose "Sant' Agostino" di Acireale; 2005-2012: Direttore della formazione dei Diaconi permanenti; 2008-2010: Direttore dell'Ufficio catechistico diocesano; 2009-2010: Amministratore parrocchiale di "San Pietro Apostolo" di Modica; 2010-2014: Vicario episcopale per il clero; 2010-2013: Docente di Teologia Morale all'Istituto Superiore di Scienze religiose "San Metodio" di Siracusa; dal 2010 ad oggi: Parroco di "San Pietro Apostolo" e Vicario foraneo del Vicariato di Modica; dal 2010 ad oggi: Docente presso lo Studio Teologico "San Paolo" di Catania; dal 2014 ad oggi: Vicario episcopale per la Pastorale.

IL TESTO INTEGRALE DEL MESSAGGIO
"Mi rivolgo a voi, cari fratelli e sorelle della Chiesa di Palermo, con il cuore ancora pieno di stupore per l’inattesa nomina a vostro Vescovo. Quando il Nunzio apostolico in Italia, mons. Adriano Bernardini, mi ha convocato a Roma per confidarmi la scelta di Papa Francesco, ho immediatamente avvertito il senso della mia inadeguatezza. Ma fissando il Crocifisso che mi stava di fronte ho pensato subito alle parole di Paolo: «tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4, 13). Sostenuto dalla grazia e illuminato dalla Parola del Signore, desidero corrispondere all’opera dello Spirito condividendo tra di voi e con voi un tratto del lungo e ricco cammino di fede, di speranza e di carità della nostra Chiesa di Palermo, convinto che l’edificazione della comunità dei discepoli di Gesù non è frutto di uno sfibrante attivismo, ma dell’azione dello Spirito. Nessuno nella Chiesa è costruttore, ma solo una pietra che Dio pone sulla pietra angolare che è Gesù Cristo (cfr. 1Pt 2, 4-8). Vengo tra voi con il desiderio non di cominciare, ma di proseguire l’ardua ed esaltante giornata di lavoro – già avviata dai miei venerabili predecessori – nella prediletta vigna piantata dal Signore a Palermo. Attendiamo insieme, con pazienza, il frutto promesso a chi ha la ferma volontà di “perseverare sino alla fine” (cfr. Mt 24, 13), attraversando con umiltà e coraggio il vaglio e la purificazione delle inevitabili prove della storia. Portiamo alta insieme, con l’aiuto di Dio, la fiaccola della fede, custodendo l’anelito al compimento del Regno. In questo compito mi sento particolarmente legato a tutti i presbiteri, a me carissimi, ai quali intendo dedicare, nel dialogo franco e leale, un ascolto attento, alimentato dalla comune obbedienza al Vangelo e dalla condivisione dell’unico pane eucaristico, sacramento di carità e di unità che Gesù ha lasciato come eredità preziosa ai suoi discepoli. Ai diaconi, che saluto nel nome di Cristo servo, desidero porgere l’invito a mantenere vigile l’attenzione ai più piccoli, ai più poveri, agli ammalati, così da aiutare tutta la Chiesa ad abitare con verità le vie delle «periferie umane», con la chiara coscienza di «essere inviata soprattutto per i piccoli, gli umili, i poveri, per quelli ai quali si dà senza sperarne nulla (Lc 6, 34-35), senza poterne ricavare un aumento di potere» (G. Dossetti). Ai cari seminaristi, quali discepoli di oggi e discepoli-presbiteri di domani, auspico di maturare, durante gli anni della loro formazione, il senso del dono totale e incondizionato della vita, sul modello del Signore e Maestro, che ci ha lasciato l’esempio perché ne seguiamo le orme (cfr. 1Pt 2, 21; Gv 13, 15). Ai religiosi e alle religiose auguro di continuare a far risuonare nella Chiesa le note gioiose della profezia e della speranza, in accordo con la sinfonia dei carismi e dei doni che l’unico Spirito elargisce per il bene di tutti (cfr. 1Cor 12, 4-7). Il mio paterno saluto va, inoltre, agli operatori pastorali e a quanti vivono e testimoniano la fede nelle nostre comunità parrocchiali e nelle diverse aggregazioni laicali. L’assiduo ascolto della Parola di Dio e la frazione del Pane eucaristico ci provocano a camminare insieme. È questo il significato profondo della parola “sinodo”: essere donne e uomini di fede che sanno ascoltarsi reciprocamente per «discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa» (Papa Francesco). Una Chiesa ministeriale sulla scia della proposta cristiana del Beato Pino Puglisi – che la provvidenza del Signore mi ha fatto incontrare e con il quale ho collaborato al Centro Regionale Vocazioni di Sicilia – attenta a promuovere e valorizzare tutte le vocazioni nello stile e nella prassi della diaconia, ovvero del servizio di chi sa di dover sempre scegliere di essere il più piccolo e il servo di tutti. Poiché la condivisione del Vangelo non esclude nessuno, la nostra comunità diocesana promuoverà il dialogo con il mondo della cultura, specialmente con l’Università e con gli altri centri di ricerca e di studio. Prezioso sarà l’apporto della Facoltà Teologica di Sicilia nel mantenere alto il profilo di un confronto serio e arricchente con tutti: con ogni donna e ogni uomo di questa terra che diventa mia, con i fratelli di tutte le confessioni cristiane e di ogni religione. È mia ferma intenzione accogliere tutti, dialogare con tutti. Ovviamente non possiamo ignorare, come comunità diocesana, la drammatica e dolorosa crisi che i nostri tempi stanno attraversando su più fronti. Contribuiremo a favorire una cultura dell’accoglienza, della legalità, della crescita del bene comune, contro ogni forma di potere oppressivo dell’uomo e del creato, insieme ai responsabili delle istituzioni civili e alle autorità militari, nel rispetto delle competenze e degli spazi di azione propri di ciascuno. Come insegna il concilio Vaticano II, nostra guida nelle scelte pastorali, «la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d’ordine religioso. Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti, luce e forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la legge divina» (Gaudium et spes, 42). Nel salutare tutti con affetto, faccio mie le parole di S. Agostino: «nei vostri confronti siamo come pastori, ma rispetto al sommo Pastore siamo delle pecore come voi. A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell’unico Maestro, siamo vostri condiscepoli e frequentiamo la stessa scuola» (Esposizione sul Salmo 126). Mentre vi chiedo un anticipo di comprensione e di indulgenza per i miei limiti personali, affido il mio ministero episcopale alla vostra preghiera e all’intercessione di Maria Santissima, di S. Rosalia, del Beato Pino Puglisi, perché la nostra Chiesa «resa salda nella concordia, ricolma di gioia nella passione del Signore nostro e, irremovibilmente certa della sua risurrezione, goda di ogni dono della misericordia divina» (Ignazio di Antiochia)".

Tratto da Live Sicilia

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