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Natale a Menzolumeri

il racconto di vincenzo la lia

Natale a Menzolumeri

Se ne murmuriva già da tempo, era un passavuce  continuo  e nuddo voleva criderci ,alla notizia ogni volta dopo una menza scaccaniata,  tutti arrispunnevano  allo stesso modo ( babbasune, ma va vire,  unni ha ghire ) perché malgrado puredde  e  sfardati, loro eranano  accanusciuti  da tutti e poi già si  sapeva che Mariuccia ,avrebbe partorito  un picciriddo  che sarebbe addivintato  un  pezzo  grosso, era scritto pure su sfacebucchis.

Eppure inaspettatamente, Pippino e Mariuccia a bordo della lapa, riccamente addobbata, attipo carretto siciliano con i  giummi  colorati che agghiummariavano  il parabrezza  e tinciuta, con le scene dei  paladini francisi ,erano già da tempo in viaggiu verso Menzolumeri.

Il motivo del trasfirimento  malgrado la panza grossa, grossa e china, china  di  Mariuccia  che pari  dovissi  accattare da un minuto all’avutro, sembra fosse dovuto, ai prezzi più mercati  degli affitti e  poi accomegghe’ a Menzolumeri  vistu  ca fabbricano tutti, per loro stessi e per quelli avvenire  , Pippino  un menzo travagghiu come faligname  lo avrebbe pure  attrovato. Stretto e malo parato una bancarella di frutta e virdura  in qualche Agnone l’avrebbe sempre  potuta improvvisare .

Tra una cardacia e l’altra  cammina oggi, cammina rumane, quando già arrivati  verso Portella Marina, la notizia nel tempo che ve lo rico, già era a Menzolumeri e dalla caserma dei carrabbinieri al Sinnaco, fino ai vigili urbani fu’ na furnicia  pi tutti. La vuce del Comandante dei puntuneri  echeggio’ per tutto lo stabili (ma e ora ca venno  chiste, a Menzolumeri succerera’ il putiferio,  verranno  cristiani ri unneghe’ ,servirà  ordine pubblico e   io a cu ci manno ? )dalla stanza allato, un impiato puntuneri, subordinato e  con tono scazzato, ci arrisponnio (io sugno beneficiario  ri  104 , Ciccio Rofolone è  stroppiato  di suo e Giovanni Macrame’,gli fa male runni  e Ghe’) che fornicia che pinseri che sditta, per il povero comannante graduato, pensa e ripensa, camina  avanti  e narreri, tra arrasparisi  la testa e cafuddarsi  boffe  disperate nella coscia, la felici  idea (minchia, ma un ci sono chidde della sprotezione civili?) al problema soluzioni  era stata attrovata.

A corpi di frizione e con il fumo ri rarrere  a tignite’, l’acchianata  di Portella Marina era già alle spalle ,Il sule già iucava  ad ammucciareddo cu so’ cummare luna , era impellente e necessario trovare un posto per passare la notte, anche perché Mariuccia, stringeva la vucca di lato, in una smorfia di dolore e malgrado lei non era tipa lamintusa, Peppino capì che doveva smuoversi, picca mancava e avrebbe accattato.

Girarono tutte le locande e l’affitta  stanzi del luogo ,dall’Hotelli Miravalli all’hotelli  alla  Cullina e poi con una furriata  di ncapo  Agghiastro, pure all’hotelli Villeranue, ma niente un posto letto non c’era.

Disperato e con la testa china di furnicie , vide a distanza  come quasi una visione profetica quel rudere che si ergeva su quell’abitato dagli uniformi e bianchi prospetti pensò che in quel posto  sopra Menzo Lumeri, un agnune dove potersi difendere, dalla fredda e gilata  notte dicembrina, lo avrebbe attrovato, quindi  si avviò.

Senza manco arrivare, si rese subito conto che quella uniformità, altro non era che figghia, delle affacciate lassate con una snelliata, data di premura tanto per  ammucciare  i balatoni e che  quel abitato, gli avrebbe procurato mille camurrie.Ma oramai, era troppo tardi per cercare altrove, così tra uno slalom e l’altro,tra machine  posteggiate  in terza e quarta fila e vuciate di peppino(cornuto canziati che e’ stritto e non ci passo) arrivarono al rudere del castello arabo-normanno, fermatosi ed ammirato da lassù il panorama vicino e lontano Pippino esclamò (minchia che bello, pero’ chi peccato) susseguirino altre considerazuoni logistiche che portarono la coppia a scegliere come rifugio per la nottata imminente  la  grotta sottostante.

Intanto a Menzolumeri si era convocato un consiglio straordinario dove maggioranza e oppisizioni  si stavano scannando  per le corna per fatti inerenti  alla vicenda.

Tra un imposizione del Sinnaco e una malaminchiata  dell’opposizione il tempo passava. Chi con tono  arraggiato, si suseva  da destra chi con tono sbuffante  da sinistra, un accordo se fare pagare l’Imu ,l’acqua, la munnizza e il solo pubbrico, alla coppia usufruitrice  abusiva della grutta,  non si trovava finché, tutto nzemmula, doppo una vuciata  scorporata che pareva venire dall’oltri  tomba e  da far arrizzare i carni  (silenzioooo ) spuntò  lui che a taliallo  pareva vero, però vero non era, con voce echeggiante e doppo aver annittato  la nasca con il dito prima abbagnato nella tabacchera,  disse ( ma in tanti anni, di predichi  e lastimi, nella chiesa ca’ allato, nenti vi  ho insegnato ? Eeeee  non ci scassate i cabbasisi, mettetevi d’accordo ,alzatevi dalle seggie e andate ad onorare lu re di li re ).

Nel giro di qualche ora, lo spazio antistante la grotta era stracolmo di genti,  tutti sapevano e  immaginavano  dei bisogni della coppia e del nutrico  che stava per nascere. Il Menzolumerisi  è  risaputo quanto sia farfallone e vucca ranni, però quando si tratta di aiutare all’avutre, ciò che è  suo diventa di tutti ,hanno il core ranni, runni  c’ è  spazio pi tutti, così la solidarietà fece da padrona. Petro il Vaccaro,  portò  la sua vacca per scaldare con il ciato  il nascituro, allo stesso modo  Pippino  jenco,  portò  il suo scecco, non tardò  ad arrivare Petro Ventunzi, con  un panaro  rivestito di dintra, da una mappina  a scacchi russi e bianchi, chino chino di panelle e cazzilli ancora caldi, non fu’ da  meno Giovannino coppola lorda con la botte di vino  sulle spalle, tutti pronti e disponibili a ristorare  e rinfocillare la sacra coppia. C’erano tutti genti bona e genti tinta uno di quelli tinti ma ben vestito con giacca e cravatta e con la segretaria bona allato , si girò verso l’amico suo con la coppola storta e con menzo sicarro  nella vucca , doppo una uvitata nel cianco e con la parrata a masticogna ci risse (ora a chisto che nasce, dobbiamo avvirsarcelo, tenercelo  bono e stritto ,ricino che sarà pezzo grosso ,forse presidente Rigionale, un si sa mai, capacica un giorno sarà cosa nostra)

E tra un vuciulizzo e l’altro tra chi portava pezzi di corradino e scampoli di linzola  chi cesti di pane e tigghe di sfincioni, il  chiancheri con sasizze a tracollo  e coppi di carne a sutta li sciddi ancora nzaguliati, la mezzanotte si avvicinava. Mariuccia come quasi tutte le partorienti si stava  stracanciando  in faccia che a quanto dice mia soggira è signo indicativo  ca sta per nascere, Peppino tra se e se borbottava  (ma chista quanno schifio  arriva?) Sì riferiva alla levatrice a   Chiapparo che di picciriddi a Menzolumeri  ne ha fatti nascere a quantoeghe’. Ma poco passò  e a sua  consolazione  eccola spuntare con la sua borsa dei ferri che tra la cunfusuoni,  districandosi tra un anmuttuni  e un (permesso mi facisse passare, è pi cosa urgenti )arrivò a cospetto di Mariuccia.

Era ora, si agghinucchio’ allato di idda la talio’ e cu una mano, ci spusto’ i capiddi  surati dagli stenti delle dogghie, dalla frunte, ci agghiurno’ la facci e li biddizzi  ncanatarunu puru li Serafini, ca erano accumparuti a nfunnu  la grutta e ci rissi  (fimmina  Biata nun ti scantare dalla to’ carni sarà  lu’ re’,  ri li re’).

Si avvicinarono tutti per assistere alla nascita ma come  per misterioso mistero,  si abbassò  la luce parsi na negghia, ntunno  fu’ tutto  scuro, calo’ il silenzio e senza che nessuno lo comannasse, non ci furono irinocchia ca nun si piegarono e testi ca nun fussiro  a pinnuluna. Da chidda negghia scurusa  tutto nzemmula una punta di luci si ia delinianno tanto lustra  e chiara, da nun afferennere la vista e aumentava, aumentava ed aumentava, ancora fino a quanno al centro ri idda spuntò lu bambino  lu re’ di li re’.

Fu commozioni totali e li cori, pariano  scoppiare   alla vista ri du picciriddo, ca pareva fatto di luce lucenti ,ca pi taliallo occhi nun ci bastavano, da ogni lato, direzione ed agnuni, parti’ un coro, fatto di musica di ciarameddi,  viulini, tanti strumenti divini e di angeliche vuci.

L’eco di quel canto oltrepasso’ monti fiumi e Valli, tutti  poterono udirlo e tutti accorsero.

Passarono i giorni dalla nascita e precisamente circa 13 giorni dopo ………………… ma questa è  un’altra storia e per adesso, precisando che ogni fatto o riferimento a persone o ad avvenimenti  realmente accaduti  è   forse puramente casuale,  Vi auguro di vero cuore un buon natale.

Vincenzo La Lia

 

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5 Commenti

  1. Adele

    Peppino jenco? Iu canuscivi a Giuvannino. Complimenti sinceri per la verve comica . Buon Natale anche a Lei.

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  2. Ahaha

    troppo bello, ho vissuto attimo per attimo il racconto, però ad un tratto ho capito che non era più fantasia quando si dice che il sindaco imponeva le scelte. Vincenzo continua così

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  3. Francesco

    Enzo sei grande . hai un grande talento. Hai delle grandi doti artistiche. La tua narrazione di questa suggestiva famiglia che quasi ognuno di noi può avere incontrato durante la sua vita sembra appartenerci. Anche lo scenario paesaggistico sembra essere nostro . grazie Enzo per questo regalo . se si dovesse premiare il più bel presepe al mondo tu lo vinceresti. Con il tuo racconto ho visto il divino che si e' fatto carne nella persona della porta accanto.buon Natale caro Amico. By Francesco Lo Gerfo

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Emyr Stampa
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