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“Rapina a Menzolumeri”, il racconto di Vincenzo La Lia

ecco il primo racconto della rubrica ”Scrivofono Sicano”

“Rapina a Menzolumeri”, il racconto di Vincenzo La Lia

Sembrava una matinata come tante altre a Menzolumeri. Il sole che fa trase e nesci darrere a una negghia , chi abbania talmente forte (haiu i puma e i mele ) che ci nesceno le vine dal collo. I vecchi assittati con il poggiaspalle delle seggie messo di ravanti. Poi quel gruppo di sfacinnati che come sempre, stanno davanti al bar con il giornale raputo, fermo sulle notizie sportive e con menza pagina dedicata alla sconfitta del Palermo contro la San giovese. Uno solo si distingue dagli avutri, Genuardo Mezzatesta. Amichevolmente chiamato minchia locca. Il motivo dell ‘ ingiurio è di facile intuizione, di certo legato alle sue non proprio eccelse capacità intellettive. Lui stranamente, stava con il ghirito, poggiato su un giornale a taratura nazionale e leggeva una notizia di cronaca con il titolo a grandi caratteri (rapina in banca, i malviventi resi irriconoscibili ,da una calza in testa , bottino milionario ).
Il tempo di aver chiuso il giornale e allo stesso modo, di come i pastorelli entravano in trance, alla visione della santissima bedda madre, spalancò gli occhi li puntò al cielo ed esclamò ( minchia!!! se ci sono arrinisciuti loro, picchi io no ?). Inutile disquisire, sulla totale mancanza di
Autoconsapevolezza del povero Mischino.
Ma fino a un certo punto, ovviamente la rapina in banca non gli passò manco dalla testa ma tutto il resto si , calza in testa compresa. Bastava soltanto aggiustare un po il tiro, cercare una vittima più a portata di mano. In fin dei conti Genuardo un bravo picciotto era e anche di modeste pretese, gli bastava solo il giusto per arrotondare, quei quattro piccioli che sua madre gli dava ogni settimana, per accattarsi le sigarette e prendersi uno shoppettino di birra il pomeriggio . Puntò nuovamente gli occhi ncielo, si mise il dirito in bocca e come succede ai grandi pensatori, anche a lui ci venne la felice idea, di dove andare a fare la rapina a manu armata , ( minchia ca meglio della signora Anna la minne grosse c’ è? ).
La botteguccia della signora, era una di quelle, in cui ci trovavi di tutto, dalle spagnolette ai buttuna, alle quasette per fimmina finanche alla murtatella.
Studiò la rapina nei minimi dettagli punto per punto. Si incammino’ verso la putia, saranno state le 11 all’incirca battito di roggio chiu’ battito di roggio meno. Appena varcato l’uscio della porta e spostata la Tenna di plastica inturciuniata, ebbe al suo cospetto la minne grosse la talio’ le diede il suo( buongiorno signura ) e di tutta risposta (buingiorno a tia Genuardo, oggi chi ti servi? Fillata , piosciutto , lana , cose ruci, magnesa? Chi ti serve amuni parra , però ricordati ca a crirenza che ti posso fare è massimo 300 lire) esitò un attimo e (mi servono quasette da fimmina)
(Ah le quasette per tua madre ? Ma li vuoi da 10 ,20 o 30 denari ?)
Il povero Genuardo, oscillando su e giù la mano, messa a cuppitello, come a dire ma che minchia ne saccio?(signora non lo saccio di quanti denari, però per chiddo ca mi servono, chidde ca costano meno dinari e le chiu’ coprenti ). La signora Anna accenno’ un menzo sorriso e dopo aver arrisciruto dentro ad un Cascione, dietro la vetrina, ne prese un paio, li porse tra le mani dello stranpallato cliente e lo salutò.
Si sa le cose o si fanno a botta ri sale o non si fanno chiu’. Così manco girato l’angolo, sconfeziono’ le quasette e avendo cura di non esser visto, se ne infilò una cusciala in testa. Tornò indietro con ostentata sicurezza e malantrinita’, urlando comu un pazzo da catina e preso un coltello liccasapone dalla sacchetta ( signora Anna questa è na rapina o i piccioli o la vita). Per chi non conoscesse Genuardo, potrebbe pinsare, che uscendo senza quasetta e rientrato con una quasetta in testa l’irriconoscibilita’, sarebbe stata assicurata, malgrado i vestiti uguali. Ma di certo trovare uno con il suo stisso fisico non è cosa facili. La sua panza era talmente grossa che non c’erano cammise che per cummigghiarla ci abbastavano e il muddico di fora era regola di vita. A cararetterizzarlo ulteriormente, la sua voce arrascagnusa e il suo modo di parrare ammusciuto .
E di certo, ad Anna minne grosse, i dettagli prima elencati non passarono inosservati (sei chiu’ Locco della merda dei carabinieri)gli arrispose con calma e flemma e proseguì (minchiuni, vatinni che lo saccio ca si Genuardo, sei trasuto antura per accattari la quasetta che porti nalla testa) e Genuardo roteando il coltello, attipo Turiddo Macca, nella cavalleria rusticana, durante il duello, le arrispunnio (signora Anna, io non sono Genuardo minchia locca che è appena trasuto, per accatare le quasette che già ha purtato a sua madre, io sono Batman, si spicciasse e mi dia i piccioli altrimenti la faccio addivintare capoliato).
Nella vita si sa fa più danno un Locco che un esercito di briganti La signora putiara non poté di certo fare l’eroina, davanti ad un coltello a serramanico. Aprì la cassa e consegnò il magro incasso della menza matinata al delinquente incappucciato. Poco passò alla richiesta di aiuto che la signora fece al 112 e si vide arricanpare due carabinieri con Genuardo, tenuto sottobraccio e con menza quasetta ancora in testa. Piangeva a dirotto e tra un singhiozzo e l’altro elemosinava perdono.
Portato al cospetto, della putiara i carabinieri le chiesero (signora è stato lui ?) Esitò un attimo, fissò quegli occhi grondanti di lacrime e pinso’, a quella povera madre a casa che aspettava, questo scimunito, ma sempre un figghio e rispose( non sono sicura se fu iddo, certo il ladro, ci assomigghiava macari assai , però era più sicco e di sicuro, questo infame, per incolpare a questo povero scimunito, come lo vide nella strada allato, ci appi a mettere la quasetta in testa di proposito per farlo arristare al posto suo). I due carabinieri capirono l’arcano, si taliarono e rivolgendosi al povero cristo (amuni Vattinni a casa però scommettiamo che in sacchetta hai dieci mila lire che il cornuto ladro di proposito ti ci ha messo, restituiscili e vai ni to matre).

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1 Commento

  1. Gianni La Barbera

    Vicé, ô Vicé, ho leggiuto il tuo raccondo dalla H alla Zeta e mi ha piaciuto morto, perone tu potrebbi fare a meno di dire tante palore vastase; sono ceito che la bellezza del tuo raccondo non perderesse niente. A dire la verità, non é ca io sono scinnuto dal cielo o arrossiscio per una palora accussi "colorita e tosta", perone anche l'orecchio vola la sua parte. Altri menti fai come i portoghesi ca dicino tre voite CARAJO ogni dieci palore. Tu mica pisci ?!

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Emyr Stampa
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