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Rubrica Storie da Coronavirus: Corinne La Blasca

La sua esperienza lavorativa è stata raccontata anche da la 7

Vi raccontiamo oggi la quarta storia della rubrica “storie da coronavirus”, dedicata a tutti i misilmeresi impegnati in prima fila nella guerra contro il virus.

La sua storia è già conosciuta da tanti misilmeresi, perchè la scorsa settimana è stata protagonista di un servizio del programma propaganda live su la 7 assieme al marito Paolo. Intervista che vi alleghiamo per darvi la possibilità di vederla.

Lei è Corinne La Blasca, lavora a Cremona da 4 anni, si è trasferita qui assieme al marito dopo avere vinto il concorso, fino allo scoppio dell’epidemia, aveva sempre lavorato in unità coronarica,  dall’emergenza Covid invece è stata spostata in pronto soccorso.

Il marito invece lavora in terapia intensiva, e proprio grazie al suo hobby per la fotografia, ha iniziato a immortalare delle scene di vita quotidiana con l’obiettivo di raccontare questo dramma attraverso le foto non di un fotografo qualsiasi, ma di uno che vive quelle emozioni. Le foto sono diventate virali sui social e gli autori del programma hanno deciso di incontrarli e raccontare la loro storia.

Corinne, che peso ha la paura nel tuo lavoro, hai imparato a conviverci ?

“Ti sembrerà strano, ma io non ho mai avuto paura, anzi mi è scattata una molla dentro che mi diceva….Corinne è arrivato il momento di aiutare….. d’altronde questo è il mio lavoro e il lavoro che amo, io, appena suona la sveglia la mattina, sono felice di andare al lavoro ! Ho scoperto in questa occasione una Corinne fortissima che non conoscevo, ma ho scoperto anche una Corinne più sensibile, il Covid ha cambiato tutti, anche me, mi ha fatto scoprire aspetti di me che non conoscevo”.

Tipo ?

“La sensibilità nei confronti dei miei affetti, io ho tutti in Sicilia, ho sempre il pensiero ai genitori, ai nonni, a tutti i miei familiari, all’inizio è stata molto dura, io vivevo qui una situazione dura, come se fosse una guerra, e dicevo ai miei cari di non uscire, avevo più paura per loro che per me, forse esagerando, soprattutto nei confronti dei nonni, che malgrado tutto hanno continuato a lavorare, purtroppo la lontananza e il non poter vedere e vivere le cose non aiuta, chi non vive una situazione non può capire, ci si può immedesimare ma non capire”.

E scommetto tu ti sia immedesimata anche in loro, nei tuoi familiari

“Mi sono immedesimata in mia madre, non so come l’avrei vissuta da madre, se avessi accettato una figlia lontana, invece la mia famiglia mi ha sempre aiutato in tutto, mia madre e i miei nonni hanno fatto tanto per me, anche cose che si danno per scontate, ma scontate non sono, mi hanno sempre gratificato, mi ricordano sempre che per loro sono speciale”.

In Italia e specialmente al sud si vive questa vicenda con molta apprensione, a volte ci si aggrappa a voi come foste degli eroi, succede anche lì?

“A me sinceramente questo fatto di considerarci degli eroi non mi dispiace è bello avere queste attenzioni è gratificante essere apprezzati per il proprio lavoro, ma noi non lo siamo, stiamo semplicemente facendo il nostro dovere, magari stiamo lavorando di più, rischiamo di più, ma non siamo eroi. Quando penso al sud ho paura, prego ogni giorno che lì non succeda quello che è successo qui, purtroppo temo che la sanità possa non essere all’altezza”.

Com’è nata l’intervista su La 7 ?

“Grazie a mio marito, al suo hobby, lui fotografa cose che vive, che conosce, reali… da un abbraccio a un pianto le cose che viviamo ogni giorno qui, io tra l’altro odio le cose fatte e preparate, si deve stare attenti a ciò che si dice e come si dice, è stato faticoso, ma ho detto ciò che stavo provando, la mia la nostra quotidianità, riguardandomi mi riconosco, volevo far arrivare la genuinità di ciò che sento.

Anzi colgo l’occasione per ringraziare Diego Bianchi e Simone Zivillica di la7, nel loro programma raccontano storie reali!”.

Un saluto ai misilmeresi lo facciamo?

“Spero che i misilmeresi siano attenti, nei momenti di rabbia vorrei che tanti vivessero ciò che abbiamo vissuto noi qui, così da rendersi conto delle cose importanti e non dare peso alle cose futili, come ad esempio il fatto di non poter in questo momento correre al parco. Mi immedesimo e starei male a pensare ricoverati i miei cari.

Non vedo l’ora di riabbracciare tutti, non vedo l’ora di passare una domenica con i nonni, aprire la porta e trovare quegli odori e quei sapori, adesso per via di quello che sto vivendo, non riesco nemmeno ad immaginarlo purtroppo.

Naturalmente però vorrei finire il pranzo con dei dolcini con la ricotta o con una bella brioche con il gelato” .

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Emyr Stampa
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