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Rubrica Storie da Coronavirus: Sabrina Tripoli

Giovanissima infermiera assunta al Policlinico per l’emergenza sanitaria

Rubrica Storie da Coronavirus: Sabrina Tripoli

Vi raccontiamo oggi la prima storia della rubrica “storie da coronavirus”, dedicata a tutti i misilmeresi impegnati in prima fila nella guerra contro il virus.

A tanti di voi non sarà sfuggito che nei primissimi giorni dell’espandersi dell’epidemia l’Asp di Palermo prevedendo quello che sarebbe purtroppo potuto accadere, ha inviato una PEC a tutti coloro che avevano presentato domanda per un precedente concorso, chiedendo in sintesi, sareste disposti ad essere assunti con un contratto a tempo determinato di sei mesi per combattere l’emergenza coronavirus ? e a questa richiesta Sabrina Tripoli ha subito risposto…. Presente !

Infermiera, 25 anni, già in servizio presso una struttura privata, non ci ha pensato due volte, d’altronde per lei questo non è un semplice lavoro, ma è il suo lavoro !

Compila la  richiesta e segna come prima opzione di scelta…. Policlinico, lì dove ha studiato e ci sono proprio i suoi professori ad organizzare il servizio.

E’ il 18 marzo, passano solamente due giorni e a stretto giro di posta viene subito contattata, Ci invii una foto per il tesserino, la aspettiamo subito per firmare il contratto.

Come una tempesta perfetta, tutto veloce ed emozionante. Guanti, mascherina, distanza di sicurezza e si firma subito il contratto di lavoro. Non c’è naturalmente tempo da perdere, l’indomani subito in formazione, visita alla struttura Covid del Policlinico, simulazioni pratiche, 2 giorni di intensa formazione, dopodiché al reparto malattie infettive, c’è da fare il tampone,

Tampone negativo…. Domani in reparto !

Sabrina, come hai iniziato, qual è stato il primo turno di lavoro ?

“il mio primo turno è stato di notte, mi vesto, mi preparo e scopro che a causa dei pochi dispositivi di sicurezza disponibili si entra all’interno da soli, un infermiere alla volta. Apri la porta e c’è la scritta…. Attenzione, zona Covid infetta, lì mi sono emozionata, ero da sola, non sapevo cosa mi aspettava, mi sono controllata e ricontrollata tuta e mascherina e poi basta, ho pensato al mio lavoro”.

E com’è andata quindi la prima notte ?

“Prima notte traumatica, nausea dovuta a mascherina, non si riesce a respirare bene, movimenti limitati, io tra l’altro ero anche digiuna, e soprattutto sola ! senza  nemmeno il cellulare, io  e il mio lavoro, mentre i malati dormono, ore che sembravano infinite”.

La prima impressione generale qual è stata ?

“Tutto è molto surreale, un mondo nuovo dove tutti devono imparare, conoscere ed aiutarsi, per fortuna c’è un bel clima di collaborazione tra tutto il personale ospedaliero, tra l’altro il “percorso Covid” è organizzato molto bene”.

Dopo la vestizione c’è stata la svestizione, un altro momento importante, delicato, lì purtroppo tanti tuoi colleghi hanno preso il contagio

“Quando ti svesti è molto traumatico, da un lato non vedi l’ora di svestirti, di contro devi stare attenta nel togliere con attenzione i dispositivi, e dopo che lo fai, anche i gesti comuni li pensi due volte,, come toccarti i capelli, anche i più piccoli gesti ti portano ansia, poi ti guardi allo specchio e vedi i segni in viso dei dispositivi di protezione, è un’esperienza molto toccante” .

Qual è la situazione al Policlinico ?

“Al Policlinico la situazione oggi è stabile. Il nostro lavoro consiste nel verificare le condizioni di coloro che arrivano con i tipici sintomi del Covid 19, se inizialmente risultano negativi a tampone  e a tac toracica, ma non dovessero convincerci, ripetiamo i controlli più volte, quelli positivi ai controlli invece, si stabilizzano, se è il caso si intubano e poi si trasferiscono”.

Dove ?

“Il primo ospedale indicato a ricoverare i pazienti è quello di Partinico, dopo Villa Sofia-Cervello, il  Civico e poi noi al Policlinico”.

Oltre alla tua preoccupazioni immagino quelle di familiari e amici

“Non è facile non preoccuparsi e non far preoccupare le nostre famiglie, ma la verità è che questo è il lavoro che ho scelto di fare, e non puoi permetterti di andare nel panico, devi essere forte e responsabile”.

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Emyr Stampa
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