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Parla Vitrano dopo la sentenza: “Nessuno mi restituirà questi anni di sofferenza”

L’intervista rilasciata a “Il riformista”

Parla Vitrano dopo la sentenza: “Nessuno mi restituirà questi anni di sofferenza”
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“Tutta la sofferenza di questi anni me la porterò addosso per sempre. La sentenza d’assoluzione mi riabilita ma quello che è successo non si può dimenticare”. Parla lentamente, con la voce ancora increspata dall’emozione, Gaspare Vitrano, ex deputato all’Assemblea Regionale Siciliana del Partito Democratico, assolto due giorni fa con formula piena “perché il reato non sussiste” dalla Corte d’appello di Palermo – presidente Fabio Marino – dall’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità.

Nel 2011 le forze dell’ordine lo avevano trovato con una busta contenente dieci mila euro. Secondo l’accusa una mazzetta che gli avrebbe dato Giovanni Correro, imprenditore nel settore fotovoltaico. In realtà si tratterà, come dimostreranno gli avvocati di Vitrano, Vincenzo Lo Re e Fabrizio Biondo, di utili di due società del settore. Immediatamente scattò l’arresto a cui seguì una lunga gogna mediatica e dieci anni di passione: un mese di reclusione, tre mesi di domiciliari e cinque mesi lontano dalla Sicilia fino al giorno dell’inizio del processo e fino alle nuove elezioni che hanno ridisegnato l’assemblea regionale: “Non mi sono mai dimesso – dice Vitrano – ero sicuro che non ci fosse motivo e la sentenza della Corte d’appello mi ha dato ragione”.

Nel 2015 viene condannato in primo grado ad una pena di sette anni. Ad accusare l’ex politico del Pd è l’imprenditore Piergiorgio Ingrassia. Il quale raccontò ai pm di Palermo di essere costretto da Vitrano a estorcere denaro a Correro. E che, a sua volta, era stato vittima di una concussione commessa da Vitrano e da Mario Bonomo, anche lui ex deputato Pd poi passato al partito “Alleati per la Sicilia”. Nell’articolata ricostruzione di Ingrassia venne fuori che Bonomo e Vitrano erano soci di due società nel settore degli impianti fotovoltaici: la Enerplus 2010 e la Enerplus srl. Entrambe le imprese erano state vendute per 5 milioni di euro e secondo Ingrassia gli imputati avrebbero preteso da lui parte della somma ricavata grazie alla vendita. Denaro che poi sarebbe stato versato in due conti in Svizzera intestati a Ingrassia e Marco Sammatrice, nipote di Bonomo. Anche Bonomo e il nipote, in primo grado, vengono condannati insieme a Vitrano.

Il processo d’appello, però, ribalta la situazione. Gli avvocati di Vitrano dimostrano che Ingrassia era socio di fatto dei due deputati e che per questo avrebbe dovuto dividere con loro i soldi della vendita milionaria. Soldi che però non sarebbero mai stati divisi e che l’imprenditore avrebbe trattenuto fingendo di essere vittima di concussione. “La prova – spiega Lo Re – che avevamo già trovato in primo grado era nel portafogli di Ingrassia. Parlo di un foglietto in cui è segnata una ripartizione di utili, cioè 33, 33 e 33 con delle iniziali accanto. Quelle di Vitrano, Bonomo e Ingrassia”. Insomma i tre erano in società. Nessuna pressione, nessuna concussione in affari, nessuna interferenza nelle pratiche. Gli avvocati di Vitrano hanno dimostrato che il denaro spettava a Ingrassia in qualità di mediatore dei lavori appaltati a Correro. Che avrebbe versato la commissione per Ingrassia – debitore nei confronti di Vitrano – direttamente al deputato come compensazione, appunto, del debito. Secondo quanto disposto dal collegio giudicante della Corte d’appello che ha assolto Vitrano, Bonomo e Sammatrice, è stata inoltre revocata al deputato Pd la confisca della somma di 80 mila euro, così come a Sammatrice è stata revocata la confisca della quota del conto presso l’istituto Credit Suisse Sa di Lugano. Confermate, invece, le sentenze appellate per Ingrassia e Correro che dovranno pagare le spese processuali per questo grado di giudizio. Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza. “Purtroppo non basta avere ragione ma ci vuole qualcuno che riconosca le tue ragioni. Fino a quando il sistema si reggerà sul fatto che chi accusa ha ragione a priori, difficilmente riusciremo a capire chi è colpevole e chi è innocente”, dice Vitrano. “Nessuno – aggiunge – mi restituirà questi anni di sofferenza nei quali è stato terribile alzarsi la mattina senza sapere cosa fare perché non sai cosa ti aspetta”. La prima cosa che ha fatto alla lettura della sentenza è stata lasciarsi andare in un pianto incontrollato: “È stato uno sfogo. Ora vorrei dire tante cose ma è meglio evitare. Ho la fortuna di una famiglia che mi sorregge e di non portare rancore ai miei detrattori”. In questi anni in pochi, all’interno del partito, gli sono stati vicino “ma fortunatamente sono stato sostenuto dai miei amici veri”. Un’esperienza che ha segnato il suo rapporto con la politica: “È un capitolo chiuso perché quando succedono certe cose ci si rende conto del cannibalismo che c’è in questo mondo”, conclude amaro.

Tratto dal giornale “Il Riformista” Roma


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Emyr Stampa
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