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Rubrica Storie da Coronavirus: Giovanna Romano

Lavora in un Covid Hospital in Lombardia

Rubrica Storie da Coronavirus: Giovanna Romano

Vi raccontiamo oggi la terza storia della rubrica “storie da coronavirus”, dedicata a tutti i misilmeresi impegnati in prima fila nella guerra contro il virus.

Giovanna è un operatrice socio sanitaria in servizio a Sondalo in provincia di Sondrio presso un Codid Hospital, uno degli ospedali che in Lombardia si sono ritrovati a gestire la drammatica affluenza causata proprio dal coronavirus, lei infatti è stata trasferita dal suo reparto in quello covid proprio per aiutare a gestire questa emergenza.

Giovanna tra l’altro ha deciso di lasciare i suoi figli a Misilmeri, con la nonna, per evitare così di avere contatti con loro che potevano pregiudicare la loro salute. Si ritrova così senza di loro da tanto tempo e chissà ancora per quanto tempo…..

Giovanna quanti sacrifici in questo periodo ?

“Tanti, da tutti i punti di vista, sia da quello lavorativo, lavoriamo tante ore al giorno, che da quello familiare, avere i tuoi figli lontani e non poter mettersi su un aereo per incontrarli è una brutta sensazione. Ci vuole tanta forza e tanta pazienza”

Da quanto tempo sei in Lombardia, com’è la situazione lì?

“Lavoro in questo ospedale dal 2018, la situazione della Lombardia come sapete è molto grave, in questo momento abbiamo oltre 200 ricoverati infettati da coronavirus nella nostra struttura”

Tu sei una operatrice socio sanitaria, in sintesi cosa fai ?

“Gli OSS sono i professionisti tecnici  in prima linea, a stretto contatto con il Paziente, ci occupano dell’assistenza  e dell’igiene.

L’OSS sa tutto di quello che accade ad un ospite, se mangia se beve se è preoccupato e noi siamo lì a rincuorarli che tutto andrà bene e che possono contare su di noi perché li in quel reparto I parenti non possono entrare, l unico contatto con l esterno sono i telefonini e tablet per le video chiamate con i parenti ma non tutti possono, dipende dalla gravità della malattia comunque noi  siamo sempre al fianco di chi soffre”.

L’isolamento oltre che dei pazienti è anche il vostro con tutto ciò che ne consegue

“Quando entriamo in reparto, da quel preciso istante sappiamo benissimo che non possiamo più toccarci, bere o andare in bagno per molte ore.( 8 ore)  nessuno ci pagherà e nemmeno ci hanno riconosciuto il rischio infettivo.

Ad ognuno di noi prima di entrare e prima di uscire dal reparto viene misurata la temperatura corporea.

Ad ognuno di noi viene consegnato un kit di DPI quotidiano, compresi mascherine FFP2 e gel antisettico per le mani”.

Vuoi dire qualcosa a chi legge, un consiglio ?

“La cosa che mi stupisce di più in questo periodo è che solo adesso molte persone si sono accorte di noi considerandoci degli eroi, ringraziandoci ed elogiandoci, eppure siamo sempre noi, sempre gli stessi di prima.

Non voglio essere noiosa e ripetitiva, vi chiedo soltanto una cosa: “se amate la vostra vita e chi vi sta accanto, rimanete a casa con la vostra famiglia e con i vostri figli, uscite solo per urgenza o per comprare beni di prima necessità”.

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Emyr Stampa
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