
Prendo spunto da una bellissima manifestazione che si è svolta qualche giorno fa a Marineo, l'infiorata artistica, durante i festeggiamenti del Corpus Domini, per paragonarla ad una nostra tradizione pasquale, "a cunzata ri mazzuna”. Entrambe hanno a che fare con i fiori e sono una bella coreografia di due eventi religiosi importanti, frutto di una tradizione decennale. La differenza sostanziale sta nel luogo dove si realizzano e da coloro che vi partecipano.
La prima, l’infiorata, in una via principale di Marineo ed ha realizzare queste opere d’arte floreali sono tutte le congregazioni e le associazioni locali, l'altra, “u mazzune”, in case private misilmeresi di cui si sconoscono gli indirizzi e realizzati da alcune famiglie che lo tramandano da anni. A Marineo sono migliaia le persone, provenienti anche dai paesi limitrofi, che durante la notte ammirano la realizzazione di queste opere sull’asfalto , di contro a Misilmeri coloro che possono godere di questo spettacolo non sono più di un centinaio, compresi i familiari degli “artisti”.
L’intento di questo articolo non vuole essere quello di importare la tradizione dell'infiorata a Misilmeri, anche se questa avrebbe un ritorno importante sul nostro territorio, bensì quello di rendere pubblica la nostra tradizione della cunzata ri mazzuna.
Già alcune famiglie che realizzano i "Mazzuna", durante lo scorso sabato santo, contattate da noi di Misilmeri Blog, hanno dato la loro disponibilità a realizzare gli otto “mazzuna” in piazza. Questi si potrebbero preparare nelle due piazze del paese, quattro in Piazza Comitato o Piazza Madre Lalia e quattro in Piazza Cosmo guastella (fontana nuova).
Non dobbiamo perdere le nostre tradizioni e nemmeno dobbiamo relegarle a poche persone, mi è piaciuto molto il fatto che a realizzare la lunga infiorata fossero tutte le associazioni locali con la partecipazione di tanti giovani.
Spero che venga presa in seria considerazione. Adesso mi chiedo a chi spetta questa decisione?
Vi mostriamo alcune foto scattate sabato a Marineo e paragonate a quelle scattate in alcune famiglie che si prodigano a cunsare i mazzuna.
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La differenza tra le due tradizioni è abissale. A che serve fare queste opere d'arte in casa senza che nessuno possa ammirarle, o comunque pochi eletti.
Io sono per metterli in piazza questi mazzuna e a dire il vero vorrei anche che facessimo l'infiorata, porta turisti e picciule
Vorrei sentire cosa ne pensa il noto studioso di tradizioni misilmeresi Giuseppe Giordano. Quanto proposto è fattibile?
sabato per la prima volta sono stato a marineo per vedere l'infiorata. Inizio con la nota critica , perchè di fiori ne ho visti pochini....molta segatura colorata, molto tufo di caffè. Per il resto grande passione da parte delle associazioni e soprattutto grande partecipazione di visitatori. ( voto 7) L'idea di Bongi mi piace, sarebbe bello che le famiglie che da anni preparano i mazzuna condividessero questa belissima cosa con la cittadinanza .
l'infiorata? ma quale? era tutta segatura colorata e tufo di caffe! i fiori erano il 10%. impegno( voto 10) materia prima (voto 3). cmq iniziativa bellissima e soprattutto grande partecipazione della gente. Sotto questo punto di vista marineo 50anni avanti a noi!!
Qualcosa di simile alla "cunsata ri mazzuna" avviena a Ganci la domenica delle Palme quando, all'alba, avviene il sorteggio delle palme con le quali le confraternite, credo siano dodici, confezionano in piazza, i "mazzuna" che poi serviranno per la processione della benedizione delle palme. In quel caso tutta la popolazione è coinvolta e tutti possono vedere i maestri preparare i come diremmo noi "mazzuna" . Anche la c'è un grande afflusso di visitatori dai paesi vicini che già all'alba sono in piazza che aspettano l'evento.
Visto che Giuseppe Bonanno mi ha “tirato in ballo” non posso che dire la mia!
Anzitutto va precisato che la tradizione dei “mazzuna”, a differenza dell’infiorata di Marineo, non è una tradizione decennale, ma pluri-centenaria (così come risulta da diverse “note” d’archivio).
Detto questo, dico subito che il mettere a confronto le due tradizioni mi sembra una cosa un po’ forzata.
Sono d’accordissimo a valorizzare le tradizioni, a renderle fruibili e promuoverne la continuità negli anni. Però bisogna stare attenti a come ci si muove in operazioni del genere, che spesso hanno come unico scopo la promozione turistica, i prodotti tipici , sagre e altre “robe da pro-loco”.
L’allestimento di questi manufatti (i mazzuna) nella cultura tradizionale locale è strettamente connessa anche ai luoghi in cui vengono preparati: le abitazioni domestiche, che per l’occasione si trasformano in veri e propri spazi sacri, aperti a tutti.
La cosa bella e significativa sta proprio nel fatto che le abitazioni non sono sempre le stesse ma possono variare di anno in anno. Non di rado capita che il “mazzuni” venga allestito nelle case di novelli sposi, di fidanzati, o in nuove abitazioni; proprio perché a questo manufatto è attribuita una forte simbologia di prosperità, di fertilità, di sacralità (non a caso ogni “mazzuni” la mattina di Pasqua viene portato in chiesa accompagnato dai tamburo, al pari di un simulacro).
Dunque allestire i “mazzuna” in piazza significherebbe SCARDINARE TUTTA LA SIMBOLOGIA ASSOCIATA ANCHE AI LUOGHI DELLA TRADIZIONE (permettetemi una parentesi: la stessa cosa è avvenuta rompendo la secolare tradizione di portare l’Immacolata ad anni alterni nelle chiese di San Francesco e del Collegio, non curandosi di ciò che storicamente stava dietro quella consuetudine perpetuata da secoli).
Dunque una proposta del genere, seppure formulata con tutta la buona volontà e i buoni propositi, andrebbe "pesata" attentamente. Una cosa del genere, forse (e dopo attente riflessioni), potrebbe essere realizzata in maniera “straordinaria” per un solo anno - anche se non ne vedo l'utilità..
Sarei invece più propenso a segnalare e pubblicizzare (anche nel manifesto ufficiale della Settimana Santa) di anno in anno le abitazioni dove vengono allestiti i “mazzuna” per permettere a tutti di potere ammirare la cosiddetta “cunzata di mazzuna”: momento di festa, di convivialità nel segno della tradizione e della devozione popolare.
Non trasformiamo una decorosa tradizione, bella e carica di significato, in esclusiva “roba da turisti” - si pensi piuttosto a insegnare alle nuove generazioni a sapere "attaccari u mazzuni" ovvero a saperlo allestire, altrimenti si rischia che tra qualche decina di anni non lo si potrà più fare nè in casa nè in piazza!
Saluti!
Livatice mano la confraternità non vuole, alcune famiglie non vogliono mettere in piazza il loro non saper cunzare u mazzune. E risposta da nessuno ne avrete perchè è stato detto di tacere, già all'orecchio questa situazione è arrivata. Vriogna vi dovete solo vriugnare cari fratelli
Ringrazio Giuseppe Giordano per il tuo intervento preciso e puntuale, adesso alcune cose mi sono più chiare.
L'idea di pubblicizzare i luoghi dove si svolgono è stata già chiesta a gran voce varie volte, speriamo che almeno per la prossima volta si faccia qualche una locandina o volantino specifico per questa tradizione.
Rimango dell'idea che almeno uno si debba cunzare a chiazza a vista ri tutti, anche perchè se non ricordo male qualche famiglia ne prepara due, quindi almeno uno si potrebbe mostrare al grande pubblico.
Gent.ma redazione, da più di venti anni partecipo alla realizzazione di uno dei “mazzuni” insieme ad alcuni miei amici della Soc. San. Vincenzo De Paoli, credo che sia l’unica associazione a realizzare il “mazzune” mentre gli altri sette vengono realizzati da famiglie misilmeresi. E’ grazie al loro impegno (anche economico) e devozione che questa singolare tradizione è stata mantenuta e perpetuata nei secoli. Comprendo le preoccupazioni di G. Giordano nel rischio di snaturare e “ dissacrare” la realizzazione del “mazzune” ma dobbiamo anche dire che i tempi in cui tutto il vicinato, il quartiere, partecipava portando fiori e frutta “ primintia” sono un lontano ricordo. Noi da alcuni anni lo realizziamo nell’oratorio della Chiesa di San Gaetano ed è diventato un appuntamento irrinunciabile, ci ritroviamo insieme, gli amici di sempre, festanti, gioiosi, a trascorrere delle piacevolissime ore discutendo sulla sequenza dei fiori e dei colori, e vedi come un cono di legno, spoglio, a poco a poco a cascata si riempie di colori e di profumi. Si vivono delle emozioni particolari che sarebbe bello condividere con altri, con tanti, ma ciò è reso difficile dal fatto che non si conoscono le abitazioni private, che, involontariamente, di fatto limitano l’accesso ad un pubblico numeroso e non si conosce neanche il momento della realizzazione.
Il mio suggerimento è quello di individuare un percorso pedonale dentro il quale si possano realizzare gli otto “mazzuni” in abitazioni facilmente accessibili possibilmente “pubbliche” (oratorio, centro diurno, piazzette, etc.) e tutti nello stesso arco di tempo. Ma potrebbero nascere altre ipotesi per questo inviterei la Congregazione insieme alle famiglie ad indire un incontro per trovare una proposta atta a conservare la tradizione e contemporaneamente ne incrementi la fruibilità. Placido Priola